Dopo l’Argentina anche in Cile vince la destra neoliberista, il premio Sacharov viene conferito dal Parlamento Europeo all’opposizione venezuelana e riprendono forza gli attacchi al Venezuela. Caracas e la Rivoluzione Bolivariana sembrano sempre più isolate e su di esse si staglia l’ombra di un possibile intervento statunitense preconizzato da Trump ad Agosto.
L’immagine data dai media occidentali, sembra però dimenticarsi del ruolo giocato dai BRICS all’interno dello scacchiere geopolitico mondiale.
Il Venezuela e in generale il Sudamerica ne sono uno degli esempi più lampanti. L’esistenza di un coordinamento tra i BRICS favorisce l’autonomia dell’America Latina nell’arena internazionale e l’estensione delle loro abilità di manovra nella politica estera. I Paesi dell’America Meridionale trovano ora come possibile alternativa agli USA un blocco che occupa il 29% delle terre emerse (escludendo l’Antartide), il 43% della popolazione mondiale e il 27% del PIL globale. Un’occasione fondamentale per diversificare le proprie fonti di approvvigionamento, le destinazioni d’esportazione e ridurre la dipendenza dal mercato statunitense.
Non si tratta però di una semplice opportunità economica dai forti risvolti politici. Il Venezuela dimostra appieno come i BRICS, in particolare l’azione russo-cinese, possano garantire a livello internazionale una maggiore democraticità ed autonomia politica dei singoli popoli.
Il Venezuela in questi anni ha stretto legami sempre maggiori con Mosca e Pechino a tutti i livelli. Oggi la Repubblica Bolivariana è la prima destinazione degli investimenti cinesi nel continente sudamericano. Dal 2001 sono ben 800 i progetti avviati, che hanno permesso importanti passi avanti in settori strategici come quello energetico, petrolifero, tecnologico.
La Russia da parte sua ha importanti investimenti sulla faglia petrolifera dell’Orinoco il cui consolidamento ed aumento è stato discusso tra i Presidenti Putin e Maduro ad inizio Ottobre. Le due parti hanno anche discusso lo sviluppo della cooperazione agricola attraverso l’uso di nuove tecnologie da impiegare negli impianti agro-alimentari. La cooperazione copre anche il settore militare: Mosca ha fornito a Caracas diversi sistemi missilistici, d’artiglieria, elicotteri da combattimento, equipaggiamento logistico e armi leggere per un valore di 11 miliardi di dollari.
Il Venezuela non solo approfondisce i propri legami economici con l’asse russo-cinese, consolidando la sua posizione internazionale e la sua stabilità, ma si iscrive all’interno di un vero e proprio blocco politico contro-egemonico attraverso cui tutelarsi rispetto all’aggressivo vicino settentrionale.
Russia e Cina dissuadono gli USA da qualsiasi intervento più deciso nella politica venezuelana. Con la crescente cooperazione e con le posizioni prese a livello internazionale dimostrano l’importanza vitale che l’alleanza con Caracas ha in relazione ai loro interessi geostrategici. Le dichiarazioni dei due giganti euroasiatici sono sempre state di chiara opposizione alla retorica aggressiva degli Stati Uniti. Entrambi i Paesi inoltre hanno compiuto più appelli a favore di una risoluzione dei conflitti basata sul principio di non interferenza, in reazione alle sanzioni imposte dall’Amministrazione Trump. La disputa globale non può che realizzarsi localmente nei vari territori, tra questi il Venezuela. Questo permette a Caracas non solo di non essere isolata, ma anche di giocare un ruolo decisivo nella riconfigurazione delle dinamiche geopolitiche in favore del multipolarismo, alla ricerca di un equilibrio politico globale, che le permetta di esercitare il suo diritto di esistere in maniera sovrana.
di German Carboni

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