La foto ritrae una bambina mentre beve accovacciata da una pozzanghera. È stata scattata da un volontario argentino dell’UNICEF ed ha generato un dibattito su scala globale.

Dopo aver assicurato le cure necessarie, ha caricato su Facebook foto che ritraggono la bambina della comunità indigena Mbya Guarani, e insieme ad altri bimbi fa l’elemosina nella città di Posadas. La fotografia, che risale allo scorso 13 dicembre, la ritrae mentre placa la sua sete durante una giornata particolarmente torrida, quando la temperatura in città superava i 38 gradi. «Mentre il Paese va a fuoco», scrive il volontario nella didascalia che accompagna la foto, «questa bambina si idrata bevendo dal marciapiede. C’è qualcosa che non va nella nostra società, o no?».

Il tema della povertà è sempre più sentito nel Paese poiché come testimoniano i dati il governo di centro-destra del presidente Macri (il cui nome comparse sui Panama Papers) non è riuscito a migliorare la situazione dei lavoratori con redditi bassi e a incidere come avevo promesso su questo fronte. Nei due anni di presidenza di Mauricio Macri, vincitore a sorpresa delle elezioni del 10 dicembre 2015, il numero degli poveri nel Paese è cresciuto, fino a raggiungere quota 13 milioni. Con 1,5 milioni di nuovi poveri solo nel periodo compreso tra il dicembre 2015 e il settembre 2016. Di questi,come mostrato da un recente studio condotto dalla prestigiosa Università Cattolica argentina (Uca), 600mila vivono in condizioni di miseria estrema. Non accadeva dalla grave crisi economica che colpì il Paese nel 2001. La causa principale dell’incremento dei poveri è l’inflazione, che nel 2016 ha raggiunto il valore del 40 per cento.

L’aumento dei prezzi ha ridotto i salari dei lavoratori, soprattutto quelli più bassi. Inoltre la recente riforma del sistema pensionistico voluta dal governo mira esplicitamente a cambiare la formula di calcolo per «combattere l’inflazione», come ha ricordato il presidente Maduro in un suo recente intervento.

«Le difficoltà si devono affrontare coinvolgendo anche gli anziani e i bisognosi, gli studenti, i lavoratori e gli studenti. Questo è il nostro modello».

di Federico Conti

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