È fatto ben noto, specialmente agli studiosi del fenomeno delle criminalità organizzata in Italia, che fin dall’inizio si sia avuto un rapporto di forte vicinanza tra le mafie e la Massoneria. Ma è già meno noto che tale “amicizia” duri ancora oggi, con effetti non certo piacevoli.

La Commissione Antimafia, presieduta da Rosy Bindi, ha portato sotto l’occhio dell’opinione pubblica un dato molto importante: che le varie Logge Massoniche ben presenti nel Meridione, nei migliori dei casi si arrendono alle mafie, nei peggiori tendono a sviluppare con esse dei rapporti quasi simbiotici. Sicilia e Calabria le regioni maggiormente coinvolte: qui, Cosa Nostra e la ‘Ndrangheta hanno mostrato forte interesse nei confronti della Massoneria, e in breve tempo ne hanno fagocitato grosse sezioni. E a comprovare la tesi esposta, un numero sicuramente indicativo: in poco meno di trent’anni, sono ben 193 i frequentatori di Logge siciliane e calabresi, con alle spalle processi o indagini per mafia. La maggior parte di costoro sono assolti, e fa pensare il fatto che molti si trovino nell’apparato pubblico (soprattutto politico e militare) dello Stato. La longa manus di questa “creatura” si manifesterebbe perlopiù nei processi giudiziari che vedono coinvolti boss ed altri esponenti mafiosi. Nel 2010, fu denunciato da parte di un magistrato affiliato alla Massoneria, l’intimidazione da parte di alcuni suoi confratelli, al fine di alleggerire la pena di un altro massone, a processo, ovviamente, per mafia. E questa è solo la punta dell’iceberg. È  probabile, infatti, che man mano che l’indagine continuerà, sempre più sarà palese il radicamento nello Stato delle Logge in cui si trovano presenti esponenti della criminalità organizzata.

La relazione della Commissione continua con una proposta decisa: una pesante stretta alle organizzazioni segrete nel nostro Paese, che sia diretta conseguenza dell’inasprimento della legge Spadolini-Anselmi. Pronta la risposta di Stefano Bisi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, che, citando Gramsci e il nostro passato recente, taccia come “fascista” e “liberticida” la proposta di Bindi. Si profila, in tal modo, un possibile scontro tra lo Stato italiano e il GOI, circa la legittimità o meno delle associazioni segrete.

di Giuseppe Cammarano

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