Il 19 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato una risoluzione sui diritti umani in Crimea e Sevastopoli. Il documento è stato approvato da 70 paesi; “contro” hanno votato solo 26 paesi, Russia compresa (oltre ad Armenia, Bielorussia, Bolivia, Burundi, Cambogia, Cina, Cuba, Corea del Nord, Eritrea, India, Iran, Kazakistan, Kirghizistan, Myanmar, Nicaragua, Filippine, Serbia, Sud Africa, Siria, Sudan, Tagikistan, Uganda, Uzbekistan, Venezuela, Zimbabwe). Altri 77 paesi si sono astenuti dal voto.

Nel documento, per la prima volta la Russia è definita “paese–occupante” e la Crimea “territorio temporaneamente occupato”. Nell’atto la Federazione Russa è chiamata ad aderire agli obblighi previsti dal diritto internazionale. La risoluzione condanna le violazioni dei diritti umani, le misure e le pratiche discriminatorie, da parte delle autorità “d’occupazione” russe, nei confronti dei residenti della Crimea “temporaneamente occupata”, tra cui i tatari di Crimea, gli ucraini e persone appartenenti ad altri gruppi etnici e religiosi.

Non si è fatta tardare la reazione di sgomento da parte del presidium del Consiglio di Stato della Repubblica di Crimea. La risposta, data 25 dicembre dichiara: “Riteniamo che il documento adottato non sia coerente con i principi di base e le disposizioni delle Nazioni Unite codificate nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, che rappresenta il documento internazionale di base nel campo della promozione e della protezione dei diritti umani e delle libertà, così come altri atti internazionali in materia di diritti umani. È spiacevole per i crimeani osservare questo processo, anche in considerazione del fatto che la decisione di creare l’Organizzazione delle Nazioni Unite è stato presa nella terra di Crimea” (in riferimento, probabilmente, alla Conferenza di Yalta del 1945).

Secondo i deputati del parlamento di Crimea, la risoluzione ignora anche quanto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e nella dichiarazione del 1970 sul diritto dei popoli all’autodeterminazione, come nel referendum della Crimea del marzo 2014.

“L’alternativa sarebbe stata la guerra civile e uno spargimento di sangue che sarebbe continuato fino ad oggi. Tanto più che a capo dello Stato ucraino continuano ad agire coloro che sotto la maschera della democrazia, coprono i loro atteggiamenti pro-fascisti e anti-umani”, viene specificato nel documento.

Il Presidio ha poi sottolineato che l’adozione della risoluzione delle Nazioni Unite è stata avviata dall’Ucraina, un paese la cui leadership sistematicamente viola i diritti dei crimeani.

Come controprova i parlamentari di Crimea invitano i loro colleghi stranieri a verificare di persona la situazione sulla penisola: “Ci appelliamo ai rappresentanti dei paesi membri delle Nazioni Unite. Rispettabili colleghi, ancora una volta, vi consigliamo di visitare la Crimea e dare voi stessi una valutazione obiettiva sulla situazione dei diritti umani nella nostra Repubblica. Con impazienza aspettiamo la visita dei parlamentari di quei paesi che hanno sostenuto la proposta di risoluzione ucraina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite”.

Mentre l’ONU fa la voce grossa contro la Russia sulla base della questione “Crimea”, partendo dalla stessa questione in Ucraina si minaccia la Russia di guerra aperta: il comandante del quinto battaglione del radicale “Esercito dei volontari ucraini” Vladislav Lytvyn, compagno d’armi di Dmytro Yarosh (deputato al parlamento ucraino leader del movimento “Pravy Sektor”), due mesi fa, in una lunga intervista su “Apostrophe.ua” ha dichiarato d’esser convinto che la “restituzione” della Crimea a Kiev sarà ancor più facile che quella del Donbass. Secondo il militare la restituzione della penisola potrà essere attuata non con l’uso della fanteria, ma addirittura con un attacco missilistico. È convinto che le forze missilistiche ucraine “in teoria dovrebbe essere sufficienti” per distruggere le basi militari sul territorio della penisola.

A prescindere del fatto che un attacco missilistico su vasta scala contro la Crimea inevitabilmente porterebbe a una immediata reazione della Russia con la possibilità d’innescare una guerra di proporzioni apocalittiche, nondimeno un attacco missilistico contro la Crimea rispetterebbe i diritti umani dei crimeani? Non ci sarebbero vittime civili? Se Kiev dispone di tali comandanti quali potrebbero essere i comportamenti dei loro battaglioni verso i russi di Crimea?

Ovviamente non ci sono risposte dell’ONU riguardo a questi interrogativi di priorità e importanza assoluta.

Di Eliseo Bertolasi

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