Sfruttando intelligentemente la delicata situazione politica esistente nel sud est asiatico, fra le tensioni con la Corea del nord e la Cina, il Giappone di Abe sta colmando una lacuna che si è portato dietro dalla sconfitta durante l’ultimo conflitto mondiale. Una delle conseguenze della pace stipulata con gli alleati nel 1946 è stata una costituzione che limitava quasi del tutto il potenziale bellico dell’ arcipelago nipponico, ma la situazione potrebbe cambiare.

Negli ultimi anni il Giappone si sta dotando di un numero di armamenti sempre più consistente. Il governo guidato dal premier liberale Shinzo Abe ha investito sempre più risorse nell’ampliamento dell’arsenale militare nazionale. Anche se il governo assicura che la dotazione di questi strumenti difensivi rispetti la costituzione pacifista del 1946, i detrattori del governo criticano l’acquisto di missili cruise che danno la possibilità al Giappone di lanciare anche attacchi preventivi.

La corsa agli armamenti che sta investendo l’arcipelago giapponese e la Corea del sud ha ricevuto il beneplacito della Casa Bianca. Donald Trump, durante la sua ultima visita in Asia, ha incoraggiato questi paesi ad assumere un ruolo più attivo nella difesa delle proprie frontiere. Una parte dei fondi per la difesa (485 miliardi di dollari) verranno utilizzati per costruire delle basi militari su isole non lontane dalle isole Senkaku/Diaoyu, sotto la giurisdizione giapponese, ma reclamate dalla Cina, le cui navi da guerra violano regolarmente le acque giapponesi.

L’America di Trump ha sdoganato uno status quo che permaneva nella regione da ben 70 anni. Ridare al Giappone la possibilità di riarmarsi fornirà al governo di Washington un alleato sicuramente più attivo nell’immediato futuro, ma questo sarà un primo passo sulla strada che ridarà a questa nazione un maggiore peso politico.

di Ivan Pavani

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