Il triste episodio avvenuto in Val Susa, ai danni di una commessa che non aveva accettato di lavorare il 31 dicembre e a cui per questo è stato imposto di trasferirsi per una settimana a 100 chilometri di distanza, è emblematico dell’erosione dei diritti sociali, e in particolare dei diritti del lavoro, che negli ultimi anni, in Italia e non solo, ha conosciuto un’accelerazione preoccupante, mandando al macero decenni di lotte e precipitando spesso i lavoratori in una condizione semi-schiavile.

La commessa in questione, una donna con figli, era stata assunta anni fa con un contratto a tempo indeterminato, contratto nel quale era specificato a chiare lettere il diritto al riposo nei giorni festivi. Non potendo licenziarla, la catena ha pensato bene di optare per un trasferimento punitivo.

Lo stesso contratto, fortunatamente, vieta anche questo tipo di trasferimenti temporanei a lunga distanza, ma la vicenda serve a mettere in luce come nei luoghi di lavoro si stia sempre più cercando di stabilire rapporti di potere extra-contrattuali (il lavoro festivo, di per sé, incide poco sull’economia), in cui il lavoratore viene privato della propria dignità e diventa un oggetto da spremere fino all’ultima goccia per poi essere scartato alla bisogna.

 

di Lorenzo Amarotto

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