Il Cile torna a far parlare di sé, con la notizia dell’assoluzione di ben sessantotto dei settantacinque condannati per i crimini commessi durante la tristemente nota dittatura di Augusto Pinochet, dopo il golpe ai danni del legittimo governo di Salvador Allende. Non c’è bisogno di raccontare nei dettagli cosa quel periodo ha rappresentato per la storia cilena, ma il fatto che in Sud America, si cerchi ancora di nascondere la cruda verità dei fatti, non è trascurabile. In particolare, questo processo vedeva gli imputati al centro delle accuse circa la scomparsa di Maria Andreoli, attivista politica dell’estrema sinistra (un altro caso di desparecido, dunque). Ed è proprio su queste basi, che si è ottenuta la loro liberazione: stando ai giudici, infatti:

«Non gli si può imputare alcuna responsabilità circa la detenzione e il confino di Andreoli»

Pare così chiudersi un’altra pagina sulle fosche vicende legate alle dittature sudamericane e al Piano Condor: nell’indifferenza mediatica più sconvolgente, ancora una volta la Giustizia si fa da parte. Ma le famiglie delle vittime, dall’Argentina a El Salvador, reclamano giustizia. E né gli apparati giudiziari, né quelli politici, farebbero bene a dimenticarlo.

di Giuseppe Cammarano

 

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