A capodanno Haaretz, citando il quotidiano kuwaitiano Al Jarida, ha reso noto che Washington avrebbe dato il via libera a Israele per assassinare Qasem Soleimani, comandante della Brigata Quds dei Pasdaran.

Il Generale Soleimani si è confermato in questi anni come una figura chiave in Medio Oriente e come uno degli uomini più attivi e capaci di promuovere gli interessi iraniani e in generale della mezzaluna sciita nella regione, convergenti con quelli russi e in piena opposizione con quelli israeliani, americani e degli alleati sunniti di quest’ultimi.

Soleimani in questi anni è parso avere il dono dell’ubiquità, presente in tutti i fronti di guerra mediorientali, dando sempre un fondamentale contributo alla lotta contro lo jihadismo e i suoi sostenitori sia in Siria che in Iraq.

Nello specifico il ruolo del Generale iraniano è stato centrale nell’organizzazione delle mobilitazioni popolari irachene del 2014 e del 2015, che hanno impedito all’ISIS di impadronirsi dell’intero Paese.

Il suo operato sta rafforzando le entità statali antisioniste, i gruppi sciiti come gli Hezbollah, mettendo Israele in una posizione quanto mai difficile. Il quotidiano Haaretz ha infatti reso noto che già diversi anni fa le forze israeliane pianificavano di uccidere Soleimani e, in procinto di farlo, furono fermati dagli USA, i quali erano impegnati a negoziare l’accordo sul nucleare.

Oggi gli americani tornano senza ipocrisie ad una politica mediorientale basata sui due pilastri di Riad e Tel Aviv, individuando in Teheran un attore del campo opposto, che ostacola l’unipolarismo americano. Per indebolire l’attivismo iraniano nella regione, la messa fuori dai giochi di Soleimani è fondamentale, gli interessi di Israele e Washington di nuovo convergono e si indirizzano contro questo moderno condottiero.

 

Di German Carboni

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