Coperte, materassini e sacchi a pelo sul pavimento marmoreo. È questa la situazione che si presenta a chi entri nella Cattedrale di Catania, nella cui navata destra hanno trovato un alloggio di fortuna alcune famiglie che dichiarano di essere senza un tetto, persone sfrattate, disoccupate e in qualche caso anche portatrici di handicap.

Ai “disagiati” – così si autodefiniscono – era stata inizialmente negata la permanenza all’interno della Cattedrale. La situazione è poi stata tollerata, ma si rende ora necessario e imprescindibile l’intervento delle istituzioni secolari.

Due associazioni – la Comunità resistente Piazzetta e la Federazione del Sociale USB Catania – si sono interessate al caso e hanno redatto un comunicato congiunto, che recita:

«Questa dolorosa vicenda è il simbolo del crescente impoverimento delle classi sociali più deboli, in una città dove il 95% degli sfratti avviene perché non si riesce più a pagare l’affitto a causa della drastica riduzione del reddito, cioè la perdita del posto di lavoro di uno dei coniugi. Nel territorio del comune di Catania si contano oltre 4.000 famiglie coinvolte in procedure di sfratto, procedure in gran parte già esecutive. Agli sfratti si aggiungono gli sgomberi contro altri senza tetto, che hanno occupato singole abitazioni o edifici privati o pubblici abbandonati all’usura del tempo, e che al momento dell’occupazione “ritornano” alla mente dei proprietari pubblici o privati. Nel 2016, la Regione Siciliana ha assegnato dei fondi ai comuni considerati “ad alta tensione abitativa”, come il Comune di Catania, con lo scopo di sostenere le famiglie che hanno in corso uno sfratto, nella logica retorica dell’emergenza, in un territorio, la Sicilia, dove non esiste ancora un piano di edilizia sociale. Esiste solo l’emergenza! E per la Catania ufficiale – da quella che ha il tempo e l’interesse, con fotografi e cronisti al seguito, per inaugurare alberi di Natale nelle piazze, a quella partitica, che fino a qualche settimana fa, in tutti i quartieri, chiedeva voti e spargeva promesse illusorie, a quella del sindacato giallo, così collaborazionista da non permettersi di entrare in contatto con chi soffre di povertà, i disagiati, come tutti gli altri 4000 sfrattati, sono solo una emergenza. Retorica dell’emergenza che alimenta quelle soluzioni temporanee e precarie, sulla cui base sono cresciuti i circuiti speculativi, spesso mafiosi, che condannano ad una condizione di perenne precarietà interi settori sociali di Catania».

Il caso punta ancora una volta i riflettori sull’inadeguatezza delle soluzioni abitative disposte dalle istituzioni civili per le fasce povere della popolazione (fra i “disagiati” in tanti hanno fatto richiesta per un alloggio popolare, ma invano) e sulla conseguente necessità di rendere effettivo il diritto alla casa, al fine di contrastare un fenomeno che sempre più va verificandosi a macchia di leopardo lungo l’intera Penisola.

Di Lorenzo Amarotto

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