Il nuovo programma di sicurezza nazionale USA ha definito come pericolosi nemici reazionari e rivali Russia e Cina. La risposta russa non si è fatta attendere: il carattere imperialista degli Stati Uniti è esso stesso una minaccia ad un mondo multipolare. Russia, Cina e Iran, definito dal programma stesso come lo sponsor del terrorismo internazionale, sembrano essere le tre chiavi del processo di integrazione geopolitico e geoeconomico; contro di loro l’architettura globale economica e finanziaria che ostacola il processo di sviluppo delle economie emergenti BRICS. Un chiaro riferimento al dollaro USA, valuta che ricopre i due terzi della valuta totale mondiale e riferimento dei prezzi di tutti i materiali strategici per la produzione di energia; chiaramente Russia e Cina costituiscono una minaccia alla valuta.

Il sito del CFETS ha suggerito una prossimo ingresso di yuan e rublo come valute competitive nel sistema; si parla proprio di una nuova ampia riserva di valuta, oltre i frequenti scambi bilaterali tra russia e cina in crescita dal 2014. Mosca ha iniziato una strategia a lungo termine, iniziando con la prima filiale della propria banca centrale a Pechino, lanciando lo scorso marzo un miliardo di bond in yuan. Pechino, dal canto suo, ha un accordo con banca internazionale SWIFT, con sede in Belgio, dalla quale dovrebbe passare qualsiasi transazione mondiale. L’elemento centrale della strategia è l’oro, e tutti i paesi BRICS ne sono produttori/consumatori; il piano, soprattutto per l’asse Russia-Cina, è di riuscire ad esercitare una grossa influenza sui prezzi dell’oro, mentre in mercati come COMEX, che si occupa di scambi di prodotti derivati dall’oro, la presenza fisica è insignificante.

Oggi il gioco si basa sul sistema del petroldollaro, tra USA e Sauditi, che forse non sono al corrente del meccanismo di scambio dei derivati del petrolio, che hanno creato ai primi un debito di 20 trilioni di dollari. Già Saddam e Gheddafi avevano provato a uscire da questo sistema, ma adesso la Cina vuole uscire con degli scambi con uno yuan pienamente convertibile in oro. L’operazione è chiaramente un sistema petrolio-yuan-oro del tutto indipendente dal dollaro americano in cui tutti i paesi BRICS sostengono questo cambio. Secondo l’economista Yao Wei ciò ha un grande potenziale per “spingere la Cina all’internazionalizzazione dello yuan”.

Un punto determinante della questione è se la casa saudita sia disposta a seguire i BRICS e se quindi gli scambi possano avvenire anche a Dubai; sicuramente non la può allontanare come consumatore, molto dipende anche dalle condizioni che saranno determinate da Pechino. Il mondo vedrà nelle prossime decadi un cuore geofinanziario partire dall’Occidente e arrivare in Asia con lo scambio petrolio-yuan. La “colpa” di Russia e Cina è di mettere in pratica scambi economici che danno inizio ad un nuovo mondo multipolare che aggira il dollaro americano.

Di Giulio Sibona

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