Si parla spesso dei social network come vere e proprie comunità indipendenti, libere dall’influsso politico di turno e addirittura belligeranti nei confronti di quest’ultimo. Ma non è sempre così, a dire il vero. Più volte questi colossi dell’informazione digitale sembrano legarsi e asservirsi al potere costituito di un gruppo politico, economico o geopolitico, al fine di danneggiare la parte avversaria.

Un caso esemplare di questa minacciosa tendenza è quello mostratosi in questi giorni. Facebook, il colosso di Mark Zuckemberg, ha rivelato di aver oscurato decine di account di persone e pagine più o meno direttamente legate alla Resistenza Palestinese: le pagine Palestine Dialogue Network, Orient Now Network, e gli attivisti Qassam Bedier e Mohammed Ghannam rappresentano in minima parte la grande quantità di account censurati dalla multinazionale. E Persino Ramzan Kadyrov, il celebre e discusso presidente ceceno, ha subito la cancellazione degli account (sia chiaro, da milioni di “mi piace”) sia su Facebook che su Instagram. Una pesante falce sembra abbattersi, dunque, su quella parte dell’informazione che non accetta di allinearsi ai poteri filo-occidentali, Israele in primis, e che non rinuncia alla lotta contro questi, sia essa anche informatica.

Ma il problema in sé non è la censura, di cui non si intende fare certo una negazione tout court. La radice di questa tematica è ben diversa: Facebook, in queste azioni di censura, prende ordini direttamente dalle alte sfere di Tel Aviv e Washington. Difatti, come riporta un vecchio articolo del The Intercept, Facebook avrebbe incontrato esponenti del governo israeliano, per determinare insieme ad esso quanti e quali account da rimuovere e censurare. I risultati si vedono oggi, con l’oppressione israeliana, che, forte ora anche del supporto digitale, si fa più sottile ma anche più presente nelle vite dei palestinesi. Ma più in generale, il rischio di censura diventa reale per un’intera area mediatica (anche in Italia e in Europa, ovviamente) restia ad arrendersi al senso comune dell’informazione, che malevolmente deforma gli eventi in corso nel mondo.

Ma questo nuovo connubio tra grandi corporazioni digitali e stati occidentali è un segno delle probabile, futura “resa” del potere più tradizionalmente liberale a quello, ben più subdolo, del mondo digitale. Oggi si ha un connubio dettato dall’opportunismo, un domani si potrebbe assistere a una definitiva affermazione dei secondi sui primi. Una soluzione non è assolutamente facile, ma un buon punto di partenza sarebbe porre fermamente dei paletti circa i diritti e i doveri dei grandi social network; e soprattutto, devono essere ancora gli stati tradizionali a ricoprire il ruolo di censori, nel bene o nel male.

Di Giuseppe Cammarano

Commenti