Non esistono fenomeni naturali più insisiosi ed imprevedibili dei terremoti, ed il nostro paese ne è testimone. Sebbene sia impossibile prevedere accuratamente un terremoto, uno studio dei dati raccolti ha permesso ai geologi di identificare dei pattern specifici.

Secondo un nuovo studio, elaborato dalla ricercatrice Rebecca Bendick per conto della Geological Society of America a Seattle e pubblicato sul bollettino Geophysical Research Letter, il 2018 sarà l’anno in cui si riscontrerà un aumento dei fenomeni sismici su scala globale, ed il pericolo è determinato dal ciclico rallentamento della rotazione terrestre.

Nei dati che ha raccolto, che includono tutti i terremoti di magnitudo 7.0 o superiore registrati sin dal 1900, il tasso di incidenza è spaziato da una media di 15 terremoti a 30, verificatisi durante periodi di decelerazione rotatoria.

Il pianeta solido che abitiamo è meno solido di quanto pensiamo e ciò non è determinato solamente da fattori superficiali come gli oceani e l’atmosfera, ma anche nei suoi 2000 km di nucleo esterno che è composto prevalentemente da metallo liquido e nickel, che oscilla costantemente all’interno del pianeta in una maniera più o meno prevedibile, generando pattern ricorrenti nelle cartografie.

Questi movimenti interni generano lenti attriti che intaccano la rotazione del pianeta di circa un millisecondo in un arco di 24 ore, e quando si verificano.

Quando avviene un rallentamento, il nucleo liquido si protrae verso l’esterno per effetto centrifugo e la pressione che si genera si propaga lentamente, in un periodo di tempo calcolato tra 5 e 7 anni, come emerge dallo studio.

L’ultima volta che avvenne questo fenomeno era il 2011, di cui ricordiamo il tremendo scossone che devastò il Giappone e già nel 2017 si sono registrati tre terremoti di magnitudo 7.0, rispettivamente il 19 settembre in Messico, il 12 novembre al confine tra Iraq e Iran e il 19 Novembre in Nuova Caledonia.

Ma lo studio non suggerisce solamente la concreta possibilita del manifestarsi di queste previsioni, segnala anche dove si verificherà: vicino all’equatore, ad una latitudine di 30° a nord o sud (zona dove si è verificato il terremoto del 12 novembre) La zona designata si trova nella parte più ampia del pianeta, quella più esposta alla velocità di rotazione del pianeta di 1600 km/h, decisamente di più di quanto si registra ai poli. Così, se si verificasse un rallentamento, la spinta totale generata risulterà più forte in quella porzione di terra. La ricercatrice ha commentato il suo intervento auspicandosi che i politici e gli urbanisti di tutto il mondo, ma soprattutto di quella porzione di superficie, adottino le contromisure necessarie a prevenire e preparare le popolazioni locali all’eventualità del verificarsi di un ennesimo incidente sismico, per non farsi cogliere impreparati.

Di Federico Conti

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