The National Interest – rivista statunitense di politica estera legata alla scuola di pensiero realista delle relazioni internazionali – ha di recente pubblicato un interessante articolo dedicato alla volontà, da parte dell’Esercito americano, di sviluppare una migliore e più sofisticata attrezzatura per i soldati che operino nell’ambiente della giungla.

È in questo contesto che si sta progettando un nuovo stivale per le truppe – resistente, sofisticato e integralmente impermeabile -, che permetta di massimizzare la capacità di combattimento all’interno della giungla.

«Gli stivali correntemente in uso – spiega il Colonnello Stephen Thomas – non sono pensati per l’ambiente della giungla. Non dispongono di una protezione per le punture e molti sono dotati di un cuscinetto per aumentare il comfort che nella giungla diventa una spugna per acqua e sporcizia. I nuovi stivali sono fatti in modo da non trattenere l’umidità e garantiscono una buona aderenza sui terreni fangosi».

Questo rinnovato interesse dell’Esercito americano per un migliore equipaggiamento da giungla, dopo anni di combattimento nel deserto iracheno e sulle montagne afghane, segnala l’intento di prepararsi a nuove minacce, in nuovi scenari di guerra, da parte di organizzazioni terroristiche ma anche di attori statali.

L’Africa subsahariana sta configurandosi, in questo senso, in un grande campo di battaglia per le esercitazioni nella giungla. Negli ultimi anni, infatti, diverse esercitazioni hanno avuto luogo presso una “scuola di guerra nella giungla” francese a Libreville, in Gabon. I soldati ivi impiegati hanno dovuto affrontare percorsi a ostacoli, trappole esplosive e hanno fatto esperienza di specifiche tattiche di combattimento nella giungla.

Un simile scenario – che non può non rimandare, nell’immaginario collettivo, alla guerra in Vietnam – prelude forse a possibili conflitti futuri proprio sul continente asiatico, dove la Cina è ormai il grande avversario strategico degli Stati Uniti.

 

Di Lorenzo Amarotto

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