Nell’ultima settimana la notizia delle bombe prodotte in Sardegna, vendute al regime saudita utilizzate contro la popolazione yemenita è rimbalzata nei mass media nazionali, ma la notizia è tutt’altro che nuova.

L’improvvisa esigenza di trattarla da parte dei nostri quotidiani deriva dal fatto che non fosse più possibile oscurarla a seguito di un reportage del New York Times pubblicato il 29 Dicembre con una forte risonanza internazionale.

All’inizio del 2016 lo stesso materiale ed un reportage molto simile fu presentato su Italia 1 dalle Iene, ma in Sardegna è già dal 2015 che movimenti, partiti autonomisti, indipendentisti e forze antimilitariste denunciano la situazione.

Infatti la maggior parte dei video utilizzati come materiale in entrambi i reportage derivano da investigazioni condotte dalla forza autonomista Unidos e l’isola è stata attraversata da numerose manifestazioni contro l’esportazione di armi verso la Penisola Arabica.

Le bombe sono prodotte nel territorio comunale di Domusnovas dalla Rwm Italia, società a capitale totalmente tedesco. L’impresa ha capitalizzato sulla tragedia umanitaria in corso nello Yemen aumentando profitti e peso al punto da essere divenuta tra le principali aziende dell’industria militare residente in Italia.

I cargo sauditi nel porto di Cagliari, le scorte armate non hanno tenuto indifferenti i sardi, oltre alle già citate manifestazioni, numerosi politici isolani, come i parlamentari Roberto Cotti (M5S) e Mauro Pili (Unidos), hanno chiesto conto della situazione. Le richieste per fermare il commercio sia a livello parlamentare che popolare non sono servite a nulla. Le commissioni parlamentari non hanno mai affrontato la questione nemmeno quando hanno ricevuto le risoluzioni votate a Strasburgo con al Parlamento Europeo con cui si chiedeva di fermare il commercio di armi. A smuovere i politici italiani di tutti i colori non sono serviti i report con cui l’ONU ha documentato numerose violazioni dei diritti umani da parte saudita.

Le stesse risoluzioni dell’Europarlamento non sono poi state recepite dal Consiglio Europeo, che ha preferito ignorare la questione, piuttosto che mettere in discussione un lucroso business per molti Paesi dell’Unione, confermando le perplessità di chi ha dubbi circa il Nobel per la Pace conferito all’UE.

La vendita di armi per un uso criminoso non è una questione che riguarda la sola Rmw, ma è affare di Stato. Infatti nel nostro Paese l’esportazione di armi richiede un’apposita licenza del Ministero degli Esteri, la quale continua ad essere concessa, con profitti crescenti per la Rmw che nel 2016 è arrivata a vendere bombe per il valore di 489 milioni di euro, ben 460 milioni in più rispetto all’anno prima.

Oltre al ruolo del MAE nelle licenze il silenzio delle autorità italiane è disarmante considerando che le scorte durante il trasporto sono approntate dal Ministero degli Interni e si sono verificate richieste di trasportare le bombe alle compagnie logistiche da parte del Ministero della Difesa: il governo è la macchina stessa che rende possibile queste esportazioni.

Il New York Times nel proprio reportage mostra come i numeri di serie degli ordigni prodotti a Domusnovas siano stati trovati in quartieri residenziali, abitazioni familiari a seguito di bombardamenti che hanno lasciato vittime intere famiglie, donne, vecchi e bambini compresi.

Dietro quelle morti vi è la responsabilità politica dei governi, dei partiti italiani che senza alcun rispetto dello spirito della Costituzione Repubblicana hanno sostenuto il lucro su una guerra illegale e sporca da parte di uno dei regimi più oscurantisti e autoritari del mondo.

Si stima che dall’inizio del conflitto ad oggi in Yemen siano morte almeno 9000 persone.

 

Di German Carboni

Commenti