Una delle fonti più citate dagli oppositori di Assad è divenuta improvvisamente inattendibile e potenziale causa di fake news. Una sorta di stranissimo contrordine è partito in questi giorni, dopo che i mezzi di informazione hanno abusato per anni di ciò che l’Osservatorio siriano per i diritti umani emetteva, quasi fossero sentenze definitive e senza appello.

L’Osservatorio è ancora una delle fonti più citate da agenzie e media occidentali quando si parla della guerra in Siria. Ora è scoppiato il caso della sua attendibilità, con accuse ben precise: si tratta di una realtà gestita da una sola persona, ha sede a Londra (non in Siria, pertanto non può osservare sul campo gli eventi bellici) e sarebbe finanziato da organizzazioni occidentali, a maggioranza britannica.

L’Osservatorio avrebbe imbastito delle vere e proprie fake news, veicolando dei fatti mai raccontati (e soprattutto mai accaduti) e che riguardano la galassia di formazioni armate dal blocco dei Paesi sunniti, definiti “ribelli”. Nessuno infatti sarebbe in grado di confermare la verità di determinate notizie. E si sa che alcune hanno fatto il giro del mondo, come l’uso del gas Sarin da parte di Assad sui civili. “Bombe” di informazione talmente pesanti da indottrinare l’opinione pubblica al fine di rimuovere il legittimo Presidente siriano.

Il fatto che l’Osservatorio si sia accreditato, di fatto, come la principale fonte di controinformazione sulla Siria ha reso possibile il credere ad eventi, massacri, distruzioni spesso non accadute. Pur invece avendo potuto apprendere dai media di controinformazione, che i ribelli sono composte da bande senza scrupoli, che non esitano ad usare i civili come scudi umani o a massacrarli direttamente.

Purtroppo in Italia la critica a questo strumento di “informazione”, di cui si è largamente abusato è arrivata troppo tardi, e soprattutto, proviene da quei media, come il gruppo Espresso, che utilizzava l’Osservatorio come fonte sino a pochi giorni fa. Arrivare a definire equivoci i ribelli, sostenuti sino a giorni fa, non fa del citato gruppo una fonte affidabile. Le verifiche delle fonti, per un sano giornalismo, vanno fatte alle basi, non per repentini cambi di fronte o mutazioni del vento politico.

Di Valentino Quintana

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