L’ISTAT è trionfale: l’occupazione continua a crescere, in Italia. Centinaia di migliaia di persone (si parla di quasi 350mila nuovi posti in un anno) avrebbero finalmente trovato lavoro, lasciandosi la crisi alle spalle; i numeri più alti da decenni a questa parte, pare. Ma l’Italia è davvero “fuori dal tunnel”, come si sostiene spesso in politica?

E difatti, osservando queste cifre decontestualizzate, si commette un grosso errore. Il “giochetto” è molto semplice: si omette al grande pubblico che ad una crescita dei posti di lavoro non corrisponde, necessariamente, né un aumento della produttività, né dei salari, e né tantomeno a una maggiore stabilità economica per le singole famiglie. A riprova, basti sapere che la stragrande maggioranza dei nuovi lavoratori si trova sotto contratto a termine (sono solo 48mila quelli a tempo indeterminato), e i servizi maggiormente richiesti poggiano su qualifiche scarse; dei dati che, a livello europeo, pongono l’Italia al livello della Grecia. La tendenza, dunque, è tutt’altro che un “assestamento” del Paese su delle basi più confortanti e solide, anzi: si va sempre più verso la precarizzazione del lavoro, la sua sommaria dequalificazione, e (cosa forse ancor più importante) la demolizione di gran parte delle certezze sociali che l’Italia ha ereditato dalla Seconda Repubblica.

Ma il problema più grande è un altro: l’Istituto nazionale di statistica, che ha lanciato la notizia, trascura totalmente quanto detto. Un vecchio tweet (risalente al 2016) rende palese questa verità: chi lavora una sola ora in un’intera settimana, vale quanto chi ha un contratto stabile. E allora è facile sostenere, con questi dati alla mano, che l’Italia sia uscita dalla crisi, magari anche più forte di prima. Quella messa in atto dall’ISTAT è, che l’Istituto lo voglia o meno, una vera e propria menzogna, che viene raccontata ogni giorno sui media, addirittura spacciata come dogmatica “verità inoppugnabile”; chi osa sostenere il contrario, è tutt’al più un “gufo”. Ma, aldilà della parte politica cui si appartiene, è dovere comune rendere alla comunità un’informazione seria e veritiera.

Di Giuseppe Cammarano

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