La situazione in Siria resta incandescente: è stato condotto un raid da parte dell’esercito israeliano a Quatifeh nei pressi di Damasco. I razzi che sono stati lanciati dalle alture del Golan, da quattro jet e dalla parte settentrionale del territorio israeliano avevano come bersaglio un deposito di armi appartenente alla forze armate di Damasco. Grazie alla pronta reazione dei coraggiosi soldati di Damasco, uno dei quattro jet che ha portato a termine quest’ aggressione è stato colpito da un missile terra-terra dalla contraerea.

L’operazione militare è passata attraverso lo spazio militare libanese. La giustificazione di questo attacco a un paese sovrano sta nelle parole del presidente Netanyahu agli ambasciatori della NATO: la lotta al movimento Hezbollah, rimasta una delle priorità di Israele. Le milizie di Hezbollah sono state molto attive nella lotta al califfato e Gerusalemme teme un aiuto concreto fra la forza paramilitare libanese e Assad in un prossimo futuro. D’altro canto la Siria accusa formalmente Israele di voler aiutare i terrorismi islamici, distruggendo quel deposito d’armi si vorrebbe galvanizzare l’ ISIS, che è sull’orlo di perdere la guerra. L’ agenzia SANA ha riportato che Israele “sarà pienamente responsabile per le conseguenze” e che a questo atto ci saranno “pericolose ripercussioni”.

La reazione delle forze armate israeliane è stata un serratissimo no comment, non viene confermato nemmeno l’operazione militare, ma anche se i funzionari governativi tacciono i fatti parlano da soli. Questo non è il primo raid aereo condotto da Gerusalemme durante la guerra civile siriana, anzi se ne contano diversi. È assodato che il governo israeliano sia ostile alla Siria, che sta combattendo ormai da anni una guerra sanguinosissima contro il califfato, ma questa spregiudicatezza potrebbe diventare un brutto boomerang.

di Ivan Pavani

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