C’è un Paese, molto grande e tecnologico, che registra una percentuale di anziani superiore a quella dei nuovi nati. Un po’ come accade qui in Italia, del resto. È il Giappone.

Cosa c’è di male, ci si può chiedere. In realtà è un male enorme, non tanto perché la popolazione vive più a lungo e ci sono molti centenari – anzi, questo dato è a mio avviso positivo, rappresenta che la medicina e la tecnologia stanno migliorando la vita dell’uomo – quanto perché ci sono pochi nuovi nati, che rappresenteranno il futuro di un Paese, incapaci di sostenere il welfare sempre più alto degli anziani. Questo è il vero bandolo della matassa. Nel 2017 in Giappone si sono registrati 67 mila 824 centenari su un totale di 127 milioni, come riportato da Indipendent.

Gli anziani giapponesi peserebbero troppo sul welfare e sulla vita dei giovani, e sembra che un nuovo fenomeno si stia facendo strada: l’abbandono dell’anziano e la trasformazione delle carceri in case di riposo.

Questo fenomeno, in Giappone, è considerato come una vera e propria bomba a orologeria demografica, perché in futuro i nuovi giovani avranno sempre più difficoltà a mantenere gli anziani, che probabilmente saranno sempre di più.

Tanti giovani lavorano più di quanto il loro corpo riesce a sopportare, infatti le morti sul lavoro stanno aumentando. È la “ricerca di un reddito extra”, e sempre Indipendent riporta che su 10 mila intervistati il 20% avrebbe registrato 80 ore di straordinario mensile.

Altrettanti giovani hanno fretta di sposarsi, per diventare indipendenti e crearsi una famiglia e avere alla base un reddito più solido. Tutto ciò è lo specchio di un fenomeno che è destinato a perdurare, e che dovrebbe allarmare noi italiani, perché, si sa, un paese è tanto più produttivo, attrattivo e ha un futuro quanto ha più giovani che creano forza lavoro e stimolano le nascite – se alla base hanno certezze e denaro. I giovani sono il motore di una società che desidera un futuro.

di Dylan Berro

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