La duratura tensione tra le due Coree potrebbe esser giunta a un vero e proprio punto di svolta. Dopo aver fatto parlare di sé per i tanti test missilistici, che hanno impensierito non poco gli USA, ora il governo di Pyongyang tenta la carta diplomatica con Seoul, in vista dei Giochi Olimpici Invernali di Pyeongchang. Atleti nord-coreani, infatti, prenderanno parte alle competizioni; inoltre, sarà ristabilita la rete telefonica, e lo storico ponte Tongil è stato riaperto provvisoriamente. Piccoli, ma comunque importanti segnali di disgelo: quanto basta perché la dirigenza USA si mangi le mani, dopo tutta il lavoro impiegato per arginare la piccola repubblica asiatica.

Anche il Presidente russo Vladimir Putin si fa sentire, commentando così la condotta del giovane leader Kim Jong Un:

«Penso che Kim Jong Un ha senza dubbio vinto questa partita. Ha raggiunto il suo obiettivo strategico: ha una testata nucleare e un missile di portata globale – fino a 13.000 km – che può raggiungere ogni angolo della Terra, o almeno qualsiasi territorio del suo potenziale avversario. Così ora è interessato a smorzare la tensione. È già un politico assolutamente scaltro e maturo.»

E in effetti, se si osserva la vicenda senza i preconcetti tipicamente occidentali, si comprende la verità nelle parole di Putin. Pyongyang è riuscita abilmente a districarsi tra gli interessi di tutti: da Pechino a Washington, passando per Seoul e Tokio (che in caso di guerra farebbero la fine del topo). La Corea del Nord, in sostanza, è la dimostrazione pratica di come anche una piccola nazione, con neanche trenta milioni di abitanti, riesca a tenere testa a soggetti e blocchi geopolitici ben più grandi. La pace -raggiungibile soltanto con l’allontanamento degli Stati Uniti dallo scenario asiatico- è ancora lontana; ma le recenti vicende fanno ben sperare.

Ma bisogna anche osservare quel che avviene sul 38esimo parallelo: non esista “pace tra i popoli” capace di resistere agli interessi nazionali, purtroppo. E di certo, quella del presidente russo non è una sentenza priva d’interessi politici. Ma la Russia, con queste parole, si colloca al fianco della Corea del Nord nella lotta all’egemonia asiatica di Washington, ancor più di quanto non lo fosse già. Un boccone amaro per molti, dai neo-con a stelle e strisce, agli “antimperialisti” nemici di Mosca.

di Giuseppe Cammarano

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