Alitalia continua a soffrire, le prime soluzioni si affacciano per la compagnia, ma non sembrano essere di grande consolazione per i lavoratori. Lufthansa la compagnia che sembra avere più probabilità di acquisire la nostra compagnia di bandiera ha chiesto “tagli significativi” come condizione d’accesso nel gruppo. L’ad della compagnia tedesca, Carsten Spohr, chiede insomma una riduzione di staff e di flotta. Si parla di circa 2000 esuberi.

Si tratterebbe di ulteriori tagli dopo quelli già effettuati dai commissari speciali.

Oltre a quella di Lufthansa ci sono altre offerte: l’alternativa più credibile fa capo alla compagnia franco-olandese Air France – Kml, che per rafforzare la propria posizione sta costruendo una cordata con EasyJet e soprattutto Delta, già partner sia di Alitalia che dei franco-olandesi nell’ambito di Skyteam e interessata ad Alitalia per poter aumentare i voli verso gli USA; vi è inoltre l’opzione rappresentata dal fondo americano Cerberus, che risulta però troppo debole per molteplici motivi, innanzitutto l’assenza di un partner europeo, in secondo luogo è giunta oltre i termini prefissati e senza alcuna offerta formale.

Il tempo però è agli sgoccioli, lo stesso Ministro Calenda ha annunciato che tra pochi giorni i commissari straordinari Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Paleari incaricati di gestire il passaggio di proprietà di Alitalia dovranno rendere pubblica la propria scelta.

L’odierna situazione sembra essere chiara e Lufthansa sembra avvantaggiata perché ha un’offerta formale ben strutturata, mentre Air France – Kml sta ancora lavorando su una alleanza tutta da definire e Cerberus risulta poco credibile. Alitalia sembra condannata all’ennesimo passaggio di mano, mentre i suoi lavoratori subiranno l’ennesimo ricatto. Gli operatori della compagnia però non ci stanno e continuano con i sindacati di base, a manifestare per la nazionalizzazione della compagnia di bandiera distrutta da imprenditori irresponsabili, in modo da salvare un marchio dietro cui vi sono numeri, lavoratori e competenze capaci di competere.

La nazionalizzazione non solo aprirebbe prospettive in grado di ristrutturare l’azienda e salvare i lavoratori, ma permetterebbe ad Alitalia di restare italiana, dando al nostro Paese un’azienda in un settore strategico come i trasporti, capace di agire secondo interessi nazionali e pubblici.

Tuttavia una soluzione del genere è quasi impossibile da attuare, in quanto vietata dal diritto dell’Unione Europea. Unica deroga alle norme che tutelano la concorrenza sono i “Poteri Speciali” o “Golden Powers”, ma questi possono essere esercitati solo per

“rilevanti e imprescindibili motivi di interesse generale, in particolare con riferimento all’ordine pubblico, alla sicurezza pubblica, alla sanità pubblica e alla difesa, in forma e misura idonee e proporzionali alla tutela di detti interessi”.

La definizione di tali fattispecie è però lasciata sempre al sindacato delle istituzioni europee.

Tutelare il lavoro, gli interessi strategici del Paese, favorire l’intervento dello Stato in economia per fini sociali sono tutte questioni che non può ridursi ad Alitalia o al nostro Paese, ma deve mettere in discussione l’UE stessa. Nel frattempo però ci sono Lufthansa e i 2000 esuberi.

di German Carboni

 

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