Siamo cresciuti con il mito della Silicon Valley, di Cupertino, di quel polo di aziende tecnologiche che assommate realizzano ricavi maggiori del PIL di tutta l’Unione Europea. Eppure, i miti non sono eterni. Infatti, il fenomeno che di recente ha assunto proporzioni sempre maggiori è l’attrazione fatale di Pechino. Si sapeva già che molti cinesi talentuosi facessero degli Usa la loro meta di studio e lavoro, per poi tornare in Patria con nuove competenze acquisite ed aspetti propositivi.

Ora la musica è cambiata. Per quanto la Silicon Valley permanga luogo di esplorazione e di venture capital, gli incentivi finanziari pubblici del Governo cinese sono molto più alettanti di inseguire l’imprenditoria estera. Il recente boom di startup tecnologiche cinesi altro non è che un lucido piano governativo finalizzato a rendere la Cina un polo globale d’innovazione ed attrazione delle tecnologie di prossima generazione. Le aziende cinesi hanno raggiunto un livello di tecnologia ed attrazione pari a quello della Silicon Valley. Il fenomeno migratorio intellettuale cinese verso gli Stati Uniti ovviamente non si è fermato, ma sta rivestendo una veste non più definitiva ma temporanea, senza contare le nuove difficoltà imposte dal Governo americano nel rilasciare i visti per soggiornare nel Paese. Parimenti, la Cina è diventato un polo d’attrazione per tutto il resto dell’Asia.

I settori che coinvolgono maggiormente i rientri in patria dei migranti intellettuali cinesi sono la finanza, ed in prima linea l’hi – tech. In breve tempo, la Cina si appresta a diventare la prima superpotenza in campo tecnologico al mondo. Tra poco, il mondo parlerà cinese, e il dominio americano lascerà lo scettro al Paese del Dragone. I numeri parlano chiaro.

 

di Valentino Quintana

 

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