Domusnovas è una cittadina di poche migliaia di abitanti al sud della Sardegna la cui storia è strettamente connessa con l’estrazione del carbone, il cui sfruttamento era la risorsa economica primaria per il sostentamento della comunità; nel ventennio venne anche fondato il capoluogo di provincia: Carbonia, appositamente per i lavoratori impegnati nell’estrazione. Tuttavia dopo la guerra il rapporto tra costi e prezzi, diventati economicamente insostenibili, costrinse alla riconversione in aziende di settore chimico e metallurgico che ha retto fino agli anni novanta e duemila. Così tra fallimenti, delocalizzazioni, la crisi iniziata nel 2007 sì è formato un vuoto occupazionale che ha reso il sud della Sardegna una delle aree più povere di tutta Italia.

Oggi l’attenzione torna su questa città perché vi ha sede la Rwm, un’azienda del gruppo tedesco Rehinmetall defense, che produce ed esporta armi in tutto il mondo tra cui, Arabia Saudita: un video pubblicato da New York Times mostra il percorso di alcuni ordigni destinati alla guerra in Yemen; già nel 2015 erano stati scoperti simili traffici tra l’aeroporto di Elmas e Ta’if.

Le sorti dell’azienda diventano così oggetto di un duro scontro: da una parte gli attivisti di varie associazioni pacifiste e antimilitariste, come No Basi, che tramite sit-in hanno bloccato la strada per arrivare sul luogo, dall’altra i lavoratori che non possono perdere il posto e non credono nemmeno nella possibilità di riconvertire l’azienda. Già in passato altre aziende dovevano subire la stessa sorte e oggi la disoccupazione coinvolge un giovane su due. Anche il sindaco è schierato e addirittura si dice disposto alle barricate pur di salvare quei posti di lavoro. Si tratta di un conflitto anche di ordinamento, perfino costituzionale, tra chi cita il pacifismo dell’articolo 11 e chi l’1, il lavoro come base fondante la repubblica.

Un comitato per la riconciliazione sosteneva nel 2017 la necessità di creare i presupposti per una riconversione pacifica e sostenibile sotto tutti i punti di vista: da quello sociale, a quello economico, passando per l’ambiente. È infatti dubbio su ciò che non viene detto riguardo la produzione, in particolare di eventuali “campi prova” per cui ci sarebbero forti sospetti dopo una richiesta di ampliamento dell’azienda: un campo vicino a Capo Teleuda sarebbe ancora pieno di ordigni inesplosi. Nella riconversione però non ci credono gli operai che vedono solo proposte inconsistenti che ingannano.

E proprio in merito alla richiesta di espansione si è originato un nuovo conflitto tra amministratori che vorrebbero concederlo subito, convinti che si traduca in un aumento dei posti di lavoro, come il sindaco della stessa Domusnovas, e chi è più cauto, quello di Iglesias, che invece temono per il paesaggio e aspettano le autorizzazioni necessarie. Ma tutto questo dibattito potrebbe esaurirsi da solo, poiché sempre più paesi, tra cui Germania, Norvegia e Paesi Bassi, vogliono interrompere questi commerci con l’Arabia Saudita, e la Rwm potrebbe decidere di risparmiare sui costi delocalizzando la produzione direttamente a Ryadh.

Una speranza potrebbe rivelarsi nella riconversione di queste aree nel turismo anche se oggi è la penultima in Sardegna nel settore turistico a causa di questi investimenti che non hanno mai lasciato spazio agli altri sul tursimo. In realtà basterebbe una promozione efficace del territorio, molto caratteristico, che ha forte potenziale paesaggistico. Vi si trova anche il parco geominerario della Sardegna dichiarato patrimonio dell’Unesco nel 2015, un percorso storico all’avanguardia che permette di ricostruire tutta la storia mineraria e industriale nella quale si accostano anche i vecchi villaggi, ormai disabitati, e musei. Forse si tratta dell’unica possibilità di salvataggio che possa mettere tutti d’accordo.

Di Giulio Sibona

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