Chi segue, più o meno attentamente, le vicende del Venezuela bolivariano, difficilmente non conoscerà Oscar Perez. Era il 27 Giugno dello scorso anno, quando, a bordo di un elicottero, egli tentò di attuare un rudimentale bombardamento ai danni delle sedi governative a Caracas. Fortunatamente, non si riportarono gravi danni, e grande fu l’eco internazionale della notizia: ovviamente, fu un’occasione in più per denigrare il governo di Maduro.

Dopo il fallimento dell’attacco, si è dato “alla macchia”. Ma la sua latitanza non è durata a lungo: le forze di polizia lo hanno infatti scovato insieme ad altri fuggitivi, e, dopo un breve scontro a fuoco, Perez è deceduto.

La notizia della sua morte, in fondo, non scuote nessuno: era solo questione di tempo prima che avvenisse. E infatti, a colpire il lettore non deve essere la notizia in sé, ma il modo in cui è stata trattata (ma sarebbe più opportuno parlare di vera e propria manipolazione) sui quotidiani, sia internazionali che nostrani. Infatti, nemmeno un giornale ha trattato Perez per quel che veramente era: un terrorista, semplicemente; “Eroe”, “ribelle”, “patriota”, ecco alcuni dei termini usati per qualificare chi non ha avuto alcuno scrupolo nel mettere a serio rischio le vite di molti civili. Si assiste, dunque, a un vero e proprio processo di “santificazione” di un personaggio tutto tranne che “santo”. E al contrario, le numerose vittime tra le fila chaviste, vengono spesso etichettate come “poliziotti di regime”, o come “uomini al servizio del tiranno Maduro”.

L’apparato mediatico occidentale, purtroppo, ci porta ancora una volta a riflettere: come si fa a tenere in piedi un tipo di informazione fraudolento e totalmente irrispettoso dell’opinione pubblica?

Di Giuseppe Cammarano

 

 

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