Facebook, il grande gigante virtuale che da anni condiziona le nostre esistenze, ha deciso di modificare il suo (che poi diviene automaticamente, il nostro) stile di interazione. In un post del 12 gennaio, nel profilo di Mark Zuckerberg, il fondatore del social, ha spiegato al mondo che avendo a cuore il nostro benessere, si darà maggiore priorità alle interazioni significative, ossia quelle di parenti ed amici. La gente sarà quindi meno connessa, ma utilizzerà in questo modo, con maggior profitto, il tempo nella piattaforma virtuale. Meno pubblicità quindi, ed in apparenza, meno possibilità di veicolare fake news.

Anche se a prima vista può sembrare positiva, la modifica dell’algoritmo ha dei limiti ben precisi. Innanzitutto, da anni Facebook è divenuto uno strumento commerciale. Milioni di aziende avevano investito denaro in un ritorno di immagine e pubblicità nelle pagine di Facebook, il quale, con una sorta di ritorno alle origini, sembra cancellare questa volontà. Le piccole e medie imprese non reggeranno urto, mentre si salveranno come sempre, i colossi. Questo è valido per qualsiasi ambito. In particolar modo, noi operatori dell’informazione, ci troviamo di fronte all’impossibilità di competere di pari passo con i giganti del settore, i quali potranno (senza essere fermati) inondare la piattaforma di vere e proprie fake news, riprese da amici, parenti e famigliari. Un esempio lampante, repetita iuvant, è l’Osservatorio Siriano per i diritti umani. Un’istituzione fuori dal contesto del Paese, lontana dalla guerra emette delle informazioni riprese dai grandi media come fossero verità assolute, veicolate poi sul web (Facebook in prima linea).

Il nuovo algoritmo porterà ad un’autocelebrazione dei grandi colossi e ad un’esaltazione della banalità della vita privata. Verranno condivise foto, di qualsiasi tipo (fuorché pornografiche poiché vietate dal regolamento), di banalità del quotidiano, senza portare ad uno spirito critico o discussione (e movimento) da riversare poi nella vita reale. Diventeremo noi gli oggetti/soggetti della nuova visione aziendale di Facebook. Con probabilità di essere ancor più studiati e spiati.

Una cosa è certa, Facebook sta condizionando e continuerà a farlo, la nostra sfera privata. Spetterà sempre al singolo un’operazione sempre più difficile: ragionare, analizzare, filtrare.  L’operazione in fondo, danneggerà particolarmente i piccoli operatori dell’informazione, e scalfirà minimamente quelli grandi. E ancora una volta nella storia si predilige chi potrà pagare e rimanere sul mercato, e chi invece con fatica svolge quotidianamente ruoli impegnativi, incurante delle difficoltà quotidiane.

 

di Valentino Quintana

 

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