Il Parlamento greco, nella sua maggioranza, formata dai partiti di Syriza ed Anel, lunedì ha approvato un pacchetto di riforme richieste dai creditori internazionali in cambio di nuovi fondi di salvataggio. Probabilmente per il Governo si tratta di un successo, ma per la popolazione si tratta dell’ennesimo pacchetto “lacrime e sangue” imposto dai soliti noti. Syriza, invece di combattere proprio quei creditori, come promesso in campagna elettorale, ha avallato le loro richieste, generando l’ennesima frustrazione nel popolo greco, sfiancato da una dilaniante crisi. Durante il voto parlamentare, circa 20.000 persone si erano radunate fuori dal parlamento. I servizi pubblici di autobus, metropolitana e ferrovia sono stati interrotti, così come alcuni voli hanno visto la loro cancellazione quando i lavoratori hanno deciso di scioperare per protestare contro il disegno di legge.

I dimostranti hanno espresso chiaramente il loro disappunto, parlando di esasperazione. L’ennesima manovra composta da misure inaccettabili, che vede, all’insegna dell’austerity: il peggioramento della legge sugli scioperi e nuove procedure per la vendita all’asta degli immobili sequestrati per debiti verso le banche. Il disegno di legge introduce altresì un nuovo processo elettronico per i pignoramenti sui prestiti scaduti e arretrati allo stato, apre alle professioni chiuse, ristruttura i sussidi familiari e rende più difficile chiamare uno sciopero. Nello specifico, per poter proclamare uno sciopero occorrerà la partecipazione alle assemblee dell’almeno il 50% degli iscritti ai vari sindacati di categoria. Una misura draconiana quanto difficile da realizzare realizzata ad hoc per impedire qualsiasi protesta dei lavoratori. Sino ad oggi era sufficiente l’assenso del 20% dei lavoratori iscritti ad un sindacato o in certi casi la decisione degli organismi dirigenti per poter indire una astensione dal lavoro.

Per quanto concerne le vendite all’asta delle case pignorate, ora l’operazione avverrà sul web onde evitare le contestazioni organizzate negli ultimi mesi dai partiti della sinistra radicale e comunista e dai sindacati. In base al disegno di legge, anche la prima casa potrà essere pignorata in caso superi una certa metratura.

Secondo il primo ministro greco Alexis Tsipras, “Il voto di oggi (lunedì, ndr) è cruciale affinché il paese riesca a emergere con successo dai salvataggi in sette mesi“. Così ha dichiarato davanti al Parlamento, invitando i membri del suo partito ad approvare il disegno di legge.

Da anni Tsipras promette ai suoi cittadini, raggirandoli (come nel caso del referendum consultivo del 2015), che le misure draconiane approvate serviranno ad evitare alla Grecia il commissariamento della Troika. Eppure, anche in cambio dell’ultima tranche di aiuti economici, che ovviamente non finiranno nelle tasche dei cittadini ma delle banche, l’Unione Europea pretende un’ulteriore peggiorativa riforma pensionistica (già pesantemente decurtate negli anni della crisi), aumento dell’IVA, nuove leggi liberiste sul lavoro e l’innalzamento delle imposte indirette. Un quadro devastante per una nazione che ormai è sotto il livello della povertà, con bambini che non mangiano più nelle mense scolastiche ed anziani che rovistano quotidianamente nei cassonetti in circa di cibo.

 

di Valentino Quintana

 

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