Conquista, espropriazioni, genocidi. Ciò rappresenta quel che è derivato dalla scoperta delle Americhe e che ancora accade in alcuni paesi americani. In Cile, il popolo Mapuche è dal 1500 che combatte in difesa dei propri territori e delle proprie tradizioni, prima contro i conquistadores e ora contro i loro diretti discendenti.

La lotta dei Mapuche per il rispetto dei diritti ancestrali del proprio popolo e dei propri luoghi sacri, è limitata e aggravata da una legge persecutoria antiterrorista degli anni ’70, varata da Pinochet e ancora in vigore, per colpire dirigenti e autorità ancestrali in lotta per la restituzione delle terre usurpate. Tale legge, tra le altre cose, implica la detenzione preventiva illimitata dei sospetti. Si registrano infatti tra la popolazione Mapuche numerosi assenti imputabili a questa legge.

Papa Francesco, nel suo viaggio in Cile, è giunto a Temuco, capitale dell’Araucania (territorio ancestrale dei Mapuche) dove ha celebrato la Messa davanti a 400 mila fedeli.

«Ingiustizie di secoli, questa Messa è per chi ha sofferto. Una cultura del riconoscimento reciproco non può essere costruita sulla violenza o sulla distruzione che finiscono per uccidere vite umane».

Queste le parole del Pontefice che ammonisce, senza nominarli esplicitamente, anche i Mapuche «non si può chiedere il riconoscimento distruggendo l’altro e che la violenza finisce per rendere falsa la causa più giusta».

Il Papa nel suo discorso ha manifestato appoggio alla popolazione Mapuche e al contempo ha invitato a continuare la propria lotta attraverso la non violenza, per il raggiungimento della pace. Ma ciò non è quello che auspicavano i Mapuche dalla visita del Pontefice. Il portavoce del Consejo de Todas las Tierras Aucán Huilcaman, in un’intervista precedente, aveva dichiarato che il suo popolo non si sarebbe accontentato di scuse (come in precedenza era già stato fatto da Giovanni Paolo II) e che pretendevano un’ammissione di responsabilità della chiesa Cattolica nel genocidio dei popoli originari in Cile e Argentina. Inoltre, i popoli nativi «attendono un’iniziativa politica diretta al risarcimento delle vittime dell’occupazione del loro territorio».

Il Papa non si è proposto come vettore per sanare le tensioni tra il governo cileno e i Mapuche, ma con il suo discorso, ha sicuramente dato sostegno e risonanza internazionale alla causa del popolo Mapuche.

di Costanza Gabellini

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