Lo scontro tra Stati Uniti e Iran sta destabilizzando quelle zone del medio oriente che si stavano sistemando dopo la sconfitta dello Stato Islamico e le minacce dei primi provocheranno una più forte reazione di difesa da parte degli iraniani nelle posizioni conquistate nella recente guerra. Gli Stati Uniti provano a instaurare un governo più vicino a loro nel timore che il clero sciita sia troppo vicino all’Iran. E uno dei motivi delle sanzioni è proprio il timore delle relazioni commerciali che si possono instaurare tra i due Paesi.

Gli ufficiali americani, soprattutto quelli più anziani e con esperienza sul campo, si sono ancor più convinti della necessità di combattere lo stato clericale e sono disposti a fare qualsiasi cosa, soprattutto dopo le proteste iniziate il 28 dicembre. Le tensioni si sono ulteriormente alzate con le dichiarazioni del Presidente Trump sulle sanzioni verso l’Iran, la cui incertezza economica dipende dalla sfiducia internazionale delle banche ad investire a causa di queste sanzioni che potrebbero fermare i commerci.

Nessuno sa come prendere la retorica guerrafondaia di Trump, a cui seguono azioni generalmente molto prudenti, o non seguono affatto; perciò l’Iran si preparerà alle peggiori ipotesi, nel timore che chiunque possa desiderare il rovesciamento del proprio regime, timore che ritiene comprensibile pure il primo ministro iracheno. Anche l’Iraq è in una posizione ambigua visto che si trovava in un misto di rivalità e cooperazione con Whashinton e Teheran, che però approvano sia al-Abadi che il suo predecessore; insomma l’Iraq prova a mantenere relazioni, bilanciando tra i due e cercando di rimanere comunque indipendente.

Gli USA hanno anche provato a sfruttare i Curdi, dalla cui forza militare dipendono anche i soldati che hanno in Siria, mossa che però innervosisce la Turchia che li accusa di formare un esercito di terroristi al loro confine. Insomma una situazione abbastanza caotica, nella quale gli americani non hanno una strategia a lungo termine, ma nel caos sembra che sappiano reagire meglio gli iraniani. Il problema è che in medio oriente le minacce sono prese sul serio e fanno scattare reazioni anche brutali.

di Giulio Sibona

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