A fronte delle presunte ingerenze russe nelle elezioni italiane del 4 marzo si è levato un coro di voci autorevoli di segno opposto, ed evidentemente non meno influenti.

A rompere gli indugi, additando Putin come minaccia incombente sulle elezioni, è stato il senatore democratico USA Ben Cardin, lo scorso 10 gennaio, attraverso un rapporto redatto dal suo staff. Il documento denuncia un clima di pericolo per le democrazie europee e chiama direttamente in causa partiti come il Movimento 5 Stelle e la Lega Nord: sarebbero sovvenzionati da Mosca, o comunque influenzati dalla propaganda russa. Inesperti, facili prede di pressioni esterne, cassa di risonanza di fake news eterodirette: solita storia, insomma.

Lo scorso 11 gennaio, è poi andato in scena uno sfacciato endorsement del premier francese Macron all’attuale esecutivo italiano: Europa e Italia “fortunate” ad aver avuto Gentiloni; Italia e Europa che sarebbero ancora più fortunate a trovarsi un Gentiloni bis dopo le prossime elezioni. Una presa di posizione plateale in favore della continuità politica interna alla penisola. Uno spot niente male per il PD, a dirla tutta.

Anche Pierre Moscovici, due giorni fa, si è aggiunto al dibattito pubblico (e internazionale) sul futuro del nostro paese. Il commissario Ue agli Affari economici, in conferenza stampa a Parigi, ha rimarcato il rischio politico costituito dalle elezioni incombenti e dal loro esito incerto:

«Quale programma, quale impegno europeo? In un contesto in cui la situazione economica dell’Italia non è certamente la migliore al livello europeo, felice chi potrà dirlo…»

Usa il bastone e la carota, Moscovici. Dopo averci ricordato che dobbiamo votare con una certa paura addosso, ci strizza l’occhio: «Guardo all’Italia con tenerezza, fiducia, e gli interrogativi che abbiamo tutti: ma gira e girerà, sono fiducioso».
Incassata la tenerezza del commissario, possiamo più volentieri accettare le sue ultime strigliate. Tra i “controsensi assoluti” di Di Maio su PIL e deficit, e un facile j’accuse ai partiti “illiberali, razzisti ed estremisti”, quel che emerge tra le righe è un altro sermone contro i populismi. O un altro spot all’unico partito che sia al di sopra di ogni sospetto e possa puntare alla maggioranza.

Al di là delle valutazioni politiche su questo o quel partito in corsa alle elezioni, ben distanti dal tifo da stadio, non possiamo che chiederci quanto vantaggio mediatico possa permettersi una parte a discapito dell’altra, impugnando i soliti spauracchi: le fake news, l’immaturità politica, gli obblighi verso la comunità europea, le ingerenze segrete di Putin, e così via.

Le influenze sulle elezioni ci sono e ci saranno: ingenuo pensare che il vento tiri solo in una direzione, come a molti piace supporre; disonesto sperare che il vento vinca sulla volontà popolare.

di Francesco Miolli

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