Un’Ucraina sempre più allineata alle politiche di Washington. È questo lo scenario che si prospetta, se le cose non cambiano, e in fretta. All’alba del Maidan, l’economia ucraina non poteva di certo competere con nessuno dei suoi vicini; ma adesso, dopo l’esplosione del conflitto nel Dombass, senza contare le scellerate scelte governative, Kiev è sull’orlo del collasso. In tutto questo, da notare la più totale indifferenza da parte europea, che trascura le varie, serie problematiche. Petro Poroshenko, che si fece promotore delle proteste, si dimostra, diversi anni dopo la sua salita al potere, niente più che un semplice fantoccio al servizio di terzi. La drammatica situazione diviene, talvolta, oggetto di qualche servizio televisivo, ma in generale l’opinione pubblica non è al corrente di quel che accade tra la Russia e l’Ucraina.

E c’è anche un altro importante aspetto, approfondito soltanto dai giornali di contro-informazione: l’imposizione violenta di gruppi di estrema destra, perlopiù legati al nazismo. Il più importante di tutti, Azov, non fa alcun mistero della sua natura, e i simboli adottati sono pescati direttamente dall’immaginario hitleriano. Nel tempo, questo gruppo (che ha assunto nel tempo delle connotazioni para-militari) si è ricavato un ruolo di rilievo nella politica del paese e nella guerra contro le repubbliche di Donetsk e Lugansk. Ma come ha fatto Azov ad ottenere una tale influenza, e come ha ottenuto così tanto denaro da mantenere un piccolo esercito?

Questo è il classico “segreto di Pulcinella”. Ormai se ne parla un po’ ovunque sulla rete, ma non è mai abbastanza. Infatti, a fornire armi e addestramenti sarebbero le alte sfere militari di Washington. L’ambasciata USA locale, in questo senso, si pone come un vero punto di incontro tra gli esponenti militari e politici di entrambe le parti. Qui emerge il doppiopesismo a stelle e strisce, in tutto il suo peso: gli Stati Uniti promuovono la memoria dell’Olocausto in Occidente (imponendola quasi come un dogma), mentre nel resto del mondo appoggiano e finanziano gruppi che si richiamano direttamente all’ideologia da loro osteggiata solo a parole.

di Giuseppe Cammarano

 

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