Dopo gli articoli dedicati alla Corea del Nord e alla sua corsa verso il nucleare e i missili balistici, oggi passiamo in rassegna il caso indiano.

L’India è un paese davvero frammentato al suo interno, ci sono aree completamente povere e che sopravvivono grazie al volontariato internazionale, e aree ricche, ricchissime, che sognano un futuro in grado di rivaleggiare con i paesi emergenti e, in particolare, con la Cina.

Nella notte di giovedì scorso, le forze armate indiane hanno compiuto un nuovo test per il missile balistico a lungo raggio Agni-V. Un missile balistico intercontinentale, in grado di trasportare una testata nucleare fino a una distanza pari a  cinque mila chilometri. Il test ha avuto successo, e cosí la Cina e il vicino Pakistan con cui, ricordiamo, l’India è sostanzialmente in guerra, si sono naturalmente preoccupati, vuoi per le loro dispute e contese, vuoi per la vicinanza e per ragioni geopolitiche o vuoi ancora perché l’India è un Paese enorme con una popolazione oltre il miliardo.

L’Agni-V permetterà, infatti, all’India di entrare nel club degli Stati possessori di missili balistici intercontinentali (Icbm): Cina, Regno Unito, Russia, Francia, Stati Uniti e Israele.

È evidente che i Paesi che economicamente e politicamente possono permetterselo, si stanno indirizzando verso un riarmo o verso l’esperienza nucleare, sebbene nel mondo occidentale si facciano due pesi e due misure, e quindi quando la Corea del Nord o l’Iran fanno passi in tal senso il mondo grida al complotto, si appella al diritto internazionale e al divieto i proliferazione, quando invece si tratta di altri stati, il silenzio dei leader e mass media occidentali è assordante, e la dichiarazione del Papa sul disarmo è solamente un appello passeggero.

 

di Dylan Berro

 

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