L’inaugurazione del collegamento ferroviario diretto tra Milano e Shangai lo scorso novembre è l’ultimo emblema del ritorno in auge delle ferrovie come motore dello sviluppo e del commercio internazionale.

Sembra di essere tornati alla proverbiale seconda rivoluzione industriale, che ha visto come protagonista dello sviluppo industriale globale la grande industria pesante trainata dalla cantieristica e dalle ferrovie, che a loro volta hanno prodotto una grande accelerazione nell’interconnessione dei mercati mondiali, che avrebbe trovato una battuta d’arresto nella prima guerra mondiale. A inizio ‘900 le ferrovie avevano esaurito la propria spinta propulsiva, le tratte più profittevoli e principali erano state costruite, i collegamenti rimanenti ponevano importanti ostacoli tecnici, geografici ed economici che risultavano, per le tecnologie di allora, in costi eccedenti i potenziali profitti.

Nel secondo dopoguerra la modernità fatta di petrolio in abbondanza, motori sempre più efficienti e autostrade sembrava imporre l’abbandono della ferrovia a favore del gommato. Fu un calcolo sbagliato. Le crisi petrolifere del ’73 e del ’79 dimostrarono l’inaffidabilità di un sistema di sviluppo basato sull’abuso di una materia petrolifera monopolizzata da parte di pochi Paesi, il presente ha poi posto il problema della sostenibilità di questo modello “estrattivo” di fronte all’esauribilità dei combustibili fossili e al cambiamento climatico.

Il treno torna in auge come alternativa viabile, moderna, affidabile, capace di garantire costi fissi e grazie alle nuove tecnologie collegamenti veloci, efficienti a costi molti più bassi rispetto al gommato. Ci sono le basi per una nuova rivoluzione dei trasporti.

A guidarla può essere il nuovo leader nella transizione alle energie rinnovabili e ad una visione di sviluppo diversa, capace di mettere da parte il profitto immediato come unico metro del suo successo a favore di parametri di lungo termine coerenti con esigenze ambientali e sociali: la Cina.

Per realizzare una simile rivoluzione dei trasporti ci vogliono grandi visioni capace di informare progetti che incanalino in maniera efficace le enormi risorse necessarie. Xi Jinping lo sa e i la grande metafora della “Nuova Via della Seta” e l’OBOR lo dimostrano ed hanno una grande carica sovversiva del progetto rispetto all’ordine internazionale esistente.

Porre sulla terraferma i nodi del commercio, vuol dire toglierli al mare, dove questo può essere controllato attraverso il dominio sugli stretti, gli arcipelaghi. L’impero talassocratico dei nostri giorni sono gli USA, la stabilità e la viabilità da essi garantita a questi nodi è il fondamento del loro impero globale.

L’Italia in questi ultimi anni si presenta internazionalmente competitiva sotto il profilo dello sviluppo e della gestione della tecnologia ferroviaria. Roma può rivelarsi un partner strategico e protagonista. Le FS stano infatti mandando avanti un grande progetto di espansione internazionale. L’anno scorso l’acquisizione del 100% della società greca TrainOSE, ossia il ramo della OSE, che si occupa del servizio passeggeri e merci nel paese ellenico a seguito delle privatizzazioni imposte dalla Troika. Il Porto del Pireo potrebbe diventare uno dei maggiori hub commerciali per le merci cinesi, collegato al continente dalla ferrovia che collega Atene a Salonicco. La tratta sarà gestita dagli italiani e a breve verrà collegata alla Turchia e all’asia con la linea ad alta velocità Salonicco-Istanbul.

A ciò si aggiungono i contratti del gruppo FS in Iran che entro il 2021 si è impegnato a costruire almeno 1000 km di ferrovia nel Paese.

Altre partecipazioni importanti riguardano il continente europeo. Il 2017 ha visto a costituzione di Trenitalia UK, che si occuperà del servizio passeggeri tra Londra e le città dell’Essex.  L’Italia è poi presente in Germania con l’acquisizione di Netinera, la terza azienda tedesca nel campo del servizio passeggeri, e di TX Logistik; non manca la Francia, dove FS controlla il 100% di Thello, l’operatore che si occupa dei viaggi notturni tra Parigi e Venezia.

È chiaro che più il nostro Paese si imporrà nel mercato del trasporto ferrato in questi anni, avrà da dire sull’economia globale nei prossimi decenni con l’inevitabile rivoluzione che vedrà di nuovo protagonista la ferrovia.

Le carte per rivendicare un ruolo strategico per il nostro Paese ci sono.

 

di German Carboni

Commenti