Penso che in questa campagna elettorale abbiamo davvero toccato il fondo, tra promesse impossibili da mantenere e slogan all’ordine del giorno peraltro ridicoli o pieni di contraddizioni. È questa la vera tristezza: ormai si abusa degli slogan, i nostri principali leader politici giocano a chi la spara più grossa, a chi attacca di più, a chi promette di più, e a chi trova un cavallo di battaglia da portare avanti fino alla noia. E così, potremmo trattare ogni singolo partito e vedere quali sono le principali contraddizioni, ma per necessità di sintesi (non basterebbe un intero libro!) oggi parleremo della Lega, che non è più Nord (ma voi, francamente, ci credete?).

Dunque, iniziamo con la prima contraddizione, e forse la meno dibattuta a oggi: l’uscita dell’euro. All’inizio Salvini si è molto battuto contro l’Europa esistente, sostenendo che è a trazione tedesca, che non aiuta, che ci obbliga a comprare olio tunisino e marocchino a discapito della produzione italiana, che si occupa solo di sciocchezze e non di argomenti seri. Interessante, verrebbe da chiedere al segretario: quali sarebbero questi argomenti seri? Lui probabilmente replicherebbe: il lavoro, il welfare per gli anziani, la lotta alla disoccupazione. Eh sì, ha ragione, peccato che questi temi sono ancora nazionali, e non europei, e che altrove (in Germania, in Francia, in Olanda, in Danimarca, a Malta… la lista è infinita!) questi temi non hanno la stessa presa che hanno in Italia. Perché, diciamoci la verità, è l’Italia ad avere questi problemi. Italia e Grecia, Spagna ha recuperato. Si potrebbe allora chiedere una certa solidarietà verso l’Italia, e quindi pensare di promuovere una vera federazione europea che aiuti i più deboli e li porti a livello degli altri. Ah, ma la federazione europea, Salvini, non la vuole, piuttosto quella italiana. No, lui non vuole proprio sentire parlare di Europa e, soprattutto, di euro. La proposta era (oggi si sente meno, si sarà accorto che questa proposta era irrealizzabile?) di uscire dall’euro. Bene, allora usciamo dall’euro. E di che moneta ci dotiamo, carissimo segretario? Il vuoto. Non si sa. La lira, ah, si stava bene quando c’era la lira, così viene sbandierato dai leghisti e da qualche pentastellato. Vero, verissimo, con la lira stavamo meglio, ma perché non dire che la lira, alla fine degli anni ’80, viveva una fase di crisi enorme, che veniva svalutata, che avevamo perso miliardi, che la lira era addirittura uscita dallo SME, che nel 1992 aveva avuto luogo una svalutazione incredibile, e quanti soldi avevamo perso, e il nostro debito pubblico aveva subito un’impennata. E poi, ammesso che torniamo alla lira, che rapporto avrebbe con l’euro e il dollaro? A quanto ammonterebbe il nostro debito pubblico stratosferico? E i tassi d’interesse, come sarebbero? E poi, come fa il segretario a promettere l’uscita dall’euro quando il suo principale alleato (Forza Italia) vuole restarci? E non dimentichiamo che i passi verso la moneta unica furono fatti, all’epoca, anche da Berlusconi, e non solo da Prodi, che ahimè firmò le carte.

Seconda contraddizione, che poi è una promessa fatta da tutti i partiti che fanno campagna elettorale: la lotta all’evasione. Qui davvero gli italiani non ci credono più, sono trent’anni che ci promettono una lotta all’evasione serrata. Ma di che evasione parliamo? Come si fa a contrastare, quando i voti vengono anche dagli evasori, e lo stesso Berlusconi è stato condannato per frode fiscale? Diciamocela tutta, l’Italia si regge sull’evasione. Ammettere questo sarebbe un gesto davvero coraggioso.

Terza contraddizione, la più pericolosa e grave. La Lega promette che alla prima riunione parlamentare inizieranno le pratiche per abolire la legge Fornero. Qui, secondo me, Salvini non ci crede per davvero. Non può, glielo hanno detto tutti gli economisti, è pressoché impossibile abolire la Fornero e tornare alla legge di prima. Al massimo, si può modificare dove è più rigorosa e stringente, ma non è possibile abolirla. Prima di tutto, pure Berlusconi l’ha votata, e qui bisogna veramente mettersi d’accordo: come fanno Salvini e Berlusconi a essere alleati con un programma così inconciliabile? In secondo luogo, l’abolizione della Fornero sono soldi, che bisogna trovare in altro modo. Tutti vorremmo andare in pensione il prima possibile e lasciare il posto ai giovani, ma ora come ora significherebbe creare un vuoto nelle casse statali pauroso. Equivarrebbe a incrementare il nostro già enorme debito pubblico, detenuto, peraltro, in gran parte dai risparmiatori italiani. La legge Fornero, e Berlusconi lo sa, è stata fatta perché era l’unico modo per rimettere in sella l’Italia, per evitare il default. Ed è stata fatta da un governo tecnico per ovviare alla responsabilità politica. Oggi è davvero impossibile tornare indietro. Nuocerebbe ai giovani del domani, a cui nessuno sta pensando.

di Dylan Berro

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