Sono arrivate sulle coste giapponesi dei relitti di navi nord coreane di legno che rivelano incredibili meccanismi ideati dai pescatori per affrontare il mare invernale alla disperata ricerca di pesce; a volte ritrovano solo i resti, a volte anche i corpi, qualche volta i pescatori arrivano vivi e possono raccontare. Si stimano almeno 104 imbarcazioni nel 2017, ma le barche sparite senza traccia dopo essere partite per il mare aperto tra Corea e Giappone sono molte di più.

Nonostante il rialzo delle tasse sulla pesca a largo, questa ricerca in alto mare continua per una duplice ragione: sono sia la fonte più economica di proteine, sia uno dei maggiori prodotti di esportazione con la Cina. Il fatto che tanti pescatori rischino la vita è un segno del successo delle sanzioni economiche, che però non colpiscono il governo, ma i più poveri e senza potere.

Effettivamente le sanzioni economiche sono la via migliore alla miseria e alla povertà: anche le sanzioni contro l‘Iraq dal 1990 al 2003 ebbero ben poche conseguenze sulle élite, che riuscirono al contrario ad arricchirsi. Avrebbero dovuto impedire a Saddam di ricostruire la sua potenza militare, una bugia perché l’esercito dal 1991 non combatteva più per lui. Insomma è assurdo pensare che i dittatori come Kim il-Sung o Saddam venissero minacciati da queste sanzioni.

Quindi il risultato della fine della guerra è che Saddam è stato condannato ed eseguito, per i suoi crimini, ma chi, con le sanzioni, ha ridotto alla fame e alla povertà i civili, è ancora al proprio posto e continua ad imporne. È quindi ora di considerarle come crimini di guerra, poiché coinvolgono punizioni collettive di milioni di innocenti civili che muoiono, si ammalano o si riducono a vivere senzatetto dalle discariche.

Nulla di nuovo: queste sanzioni assomigliano agli assedi medievali, con un apparato moderno per giustificare ciò che fanno; con la differenza che oggi sono dirette contro le nazioni e invece distruggono singole città. Le sanzioni quindi appaiono come un tipo di azione militare più umana, e non si dice solitamente che alimenti ed apparecchiature mediche, lungi dall’essere comunque garantiti, trovano numerosi ostacoli, anche finanziari, alla diffusione. D’altronde la morte di civili per la mancanza di apparecchiature mediche ha molto meno impatto di un bombardamento diretto.

Per esempio furono imposte anche sanzioni contro il presidente Bashar al Assad per il suo rovesciamento: non solo è fallito l’intento primario, ma alcuni osservatori hanno pure denunciato che ciò ha impedito la ricezione di numerosi aiuti di agenzie internazionali perché banche e compagnie commerciali non vogliono rischiare ripercussioni per questi rapporti.

Le sanzioni economiche possono protrarsi per anni, accumulare danni e uccidere più persone che non i bombardamenti. La morte di tutti quei pescatori è solo un lato degli effetti tossici di queste sanzioni che non colpiscono Kim Jong-un, come non colpivano Saddam Hussein.

di Giulio Sibona

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