Cuba continua a scontare con importanti costi economici e umani il perdurare dell’embargo statunitense. Il genuino internazionalismo proletario del socialismo dell’Avana non si ferma però alle fratture imposte dall’imperialismo statunitense e si rivela capace di prestare aiuto agli oppressi ed emarginati creati dal sistema capitalistico, anche quando si tratta di cittadini del suo più grande nemico.

Chicago sud affronta un importante problema di mortalità infantile e l’ospedale di quello che è un vero e proprio ghetto nero non ha le risorse per poter aiutare i cittadini del quartiere, nemmeno i nascituri con la sola colpa di essere stati concepiti nella parte sbagliata della città.

A sostenerli non ci sono finanze pubbliche e i privati investono dove ci sono profitti, ergo pazienti in grado di pagare conti salati. Per i residenti del South Side di Chicago sembrava non esserci alternativa, senonché sono riusciti a fare ricorso ai medici consulenti del Ministero della Sanità Pubblica della Repubblica di Cubana.

Non si tratta però di un banale aiuto caritatevole, ma di un progetto possibile grazie al coinvolgimento della comunità.

Attraverso un accordo di cooperazione con l’Università dell’Illinois quattro dottori cubani hanno avuto la possibilità di osservare l’assistenza medica in vari ambulatori del quartiere. I professionisti sanitari si sono poi riuniti con i leader della comunità, includendo tanto i rappresentati politici eletti, quanto le associazioni e i gruppi senza fine di lucro, per poter sviluppare una immagine della modalità con cui l’assistenza medica possa essere effettuata tra le fasce a basso reddito e come la loro esperienza potesse aiutarli a riempire le lacune presenti.

Dopo questa prima fase partirà un progetto pilota di assistenza alle donne e alle madri per sostenere la loro salute e combattere la mortalità infantile che colpisce il quartiere. A tal fine da Cuba arriveranno tre medici ed un’infermiera.

La sanità pubblica cubana rispetto a quella statunitense non solo è molto più inclusiva, ma è decisamente più efficace anche in termini economici. Infatti Cuba nel 2010 ha speso circa 600$ pro capite in assistenza medica, nello stesso anno gli USA ne spesero 8000.

Nonostante una tale sproporzione e decadi di embargo economico ai danni della piccola isola caraibica che hanno colpito in maniera importante le attrezzature mediche, la speranza di vita tra i due Stati è la stessa: 79 anni. Il tasso di mortalità infantile rilevano una differenza, a Cuba questo è 4,1 su 1000 nati vivi, mentre per il centro dell’economia globale è di 5,7 per 1000 nati.

Questa scintilla di socialismo nel cuore di Chicago forse dimostrerà ai cittadini statunitensi che la solidarietà di classe, la garanzia pubblica sui diritti sociali possono essere più adatti a tutelare la dignità della persona e più efficienti di qualsiasi legge della concorrenza.

 

di German Carboni

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