In Brasile si parla di “sentenza politica”, soprattutto a sinistra, contro l’ex Presidente Luiz Inacio Lula, già condannato in primo grado a 9 anni per corruzione e riciclaggio di denaro, e ora rischia di vedere chiusa così la possibilità di correre alle prossime elezioni dove sarebbe favorito per la terza volta. Secondo l’accusa il colosso delle costruzioni Oas ha donato all’ex presidente un attico di 216 mq a Guaruja in cambio di importanti commesse con la petrolifera statale Petrobras. Lula aveva fatto ricorso contro la sentenza di primo grado ma qui per i giudici le prove sono talmente gravi, e rivelerebbero uno stato di corruzione che si sarebbe protratto per anni, che addirittura vorrebbero confermargliela con un aumento della pena.

Il processo si inserisce nell’inchiesta Lava Jato, in capo al giudice Sergio Moro, che ha ottenuto, grazie alla promessa di sconto di pena, la testimonianza dell’ex presidente Oas, Leo Pinheiro, una confessione che incastra l’ex capo del Partito dei Lavoratori. Per l’avvocato della difesa, Cristiano Zanin, non ci sono prove, mancando pure qualsiasi contratto firmato da Lula, se non quelle fabbricate ad arte dall’accusa; invece risponde il procuratore M. C. Gerum che vista l’abilità politica di Lula questo non poteva non sapere della corruzione in Petrobras, perciò deve per forza essersi fatto corrompere a sua volta.

Lula attualmente è il favorito, perciò la sinistra grida al complotto dopo quello che già era successo a Dilma Rousseff. Diecimila sostenitori sono arrivati da tutto il Brasile per sostenerlo, almeno uno su tre oggi lo voterebbe e senza di lui nessuno sembra in grado di arrivare al secondo turno; è arrivato anche il sostegno di artisti, politici e intellettuali che ritengono la sua assenza alle elezioni una frode. Il Brasile è diviso tra chi lo ritiene un martire, chi lo ricorda per gli 8 anni di boom economico ed equità ridistributiva, e chi lo vede come il manovratore di tutto il sistema di corruzione.

di Giulio Maria Sibona

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