Durante la notte di mercoledì scorso, il cacciatorpediniere americano USS Hopper ha navigato a meno di 12 miglia nautiche dall’isola di Huangyan, nel Mar Cinese Meridionale, la cui sovranità è rivendicata da Pechino. Non è la prima volta che gli Stati Uniti conducono operazioni simili in acque che secondo alcuni sono internazionali e secondo altri che ricadono nella sovranità del paese più vicino.

La Cina vive queste operazioni “nel suo mare” come una umiliazione totale, gli Stati Uniti asseriscono che si tratta di “operazioni di routine” in acque internazionali. Del resto, è interesse del Pentagono tenere sotto controllo le mire del governo cinese, e stanziarsi in quell’area è sicuramente una mossa politica e strategica.

La Cina si è affrettata ad affermare, attraverso alcuni portavoce di governo e dichiarazioni rilasciate a varie testate, che quell’area dove l’USS Hopper si ostina a transitare è cinese. E così, il Global Times, l’organo ufficiale del Partito Comunista Cinese, ha pubblicato un breve commento in cui ha avvisato che sinora Pechino ha esercitato moderazione nei confronti dell’ostinazione americana, ma se Washington continuerà con le sue provocazioni, allora la Cina militarizzerà le isole. Anche l’altro giornale ufficiale del Partito comunista, il People’s Daily, ha usato più o meno gli stessi toni.
Ora tocca agli Stati Uniti ribattere, sperando che si riesca a fare chiarezza intorno al Mar Cinese Meridionale.

di Dylan Berro

Commenti