Abbiamo già visto che la guerra di Washington e della Nato contro Mosca, deve essere permanente ed ibrida. Persino le accuse devono risuonare come delle bombe, volte a far indignare la comunità internazionale e ad isolare la Federazione. L’ultima provocazione americana consiste nell’aver incolpato la Russia di un presunto attacco chimico nel Ghouta Orientale, zona rurale nei pressi di Damasco. Il ministero degli Esteri russo ha respinto ogni accusa, affermando quanto gli Stati Uniti siano da lungo tempo “collaboratori dei gruppi terroristi”, “screditati dalle loro provocazioni” nonché dalla costante diffusione di fake news, come quest’ultima. In ultima, la totale mancanza di diplomazia americana, che accusa la Federazione Russa di “non volere” indagare sui presunti incidenti relativi alle armi chimiche. Una richiesta assurda quanto piena di ipocrisia, se consideriamo che Mosca ha sempre voluto creare indagini obiettive, soprattutto circa l’uso delle armi chimiche. E’ stata proprio la Russia di Putin a volere che Assad si sbarazzasse del suo arsenale chimico, conditio sine qua non per un non intervento (già pianificato) americano – Nato.

In quest’ottica, “la Russia invita i suoi partner a prendere le distanze dagli accordi che hanno raggiunto con gli Stati Uniti durante la conferenza per contrastare” l’impunità per l’uso di armi chimiche “che si è tenuta

martedì scorso a Parigi.

Le dichiarazioni del Ministero degli Esteri russo, ricalcano perfettamente il messaggio che il Presidente Putin aveva pronunciato il 29 settembre 2015 all’Onu: “Vi rendete almeno conto ora di quello che avete fatto?”, chiedeva senza ottenere risposta. Si riferiva a questo: destabilizzazione, utilizzo di propaganda per intervenire e creare tutti scenari uguali tra loro: Iraq, Libia, Jugoslavia. La perfetta realizzazione della “Teoria del Caos”, del filosofo Leo Strauss.

 

di Valentino Quintana

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