All’inizio di quest’anno le due Coree, dopo ben due anni, hanno riesumato i colloqui in vista delle olimpiadi invernali. E’ stato raggiunto un incredibile accordo che vedrà le due nazionali sfilare sotto un’unica bandiera alla cerimonia di apertura e unire gli sforzi per creare una unica squadra di hockey femminile.Grandi successi diplomatici che però non bastano a calmare i venti di guerra che spirano a Washington.

Proprio mentre si respirava l’aria di una distensione coreana, in un incontro al Centro per gli studi strategici e internazionali di Washington il Generale dei Marines Robert Neller ha ammonito che gli USA sono pronti ad un confronto durissimo e molto violento con la Repubblica Democratica Popolare di Corea.

Si è trattato di un discorso molto pragmatico, che ha sottolineato come una guerra contro Pyongyang non può essere pensata come un’azione remota fatta di droni teleguidati, bombardamenti preventivi e raid aerei, ma sarà una guerra fisica, combattuta palmo su palmo di territorio. Si tratta infatti di un territorio impervio, sconosciuto ai militari statunitensi e presidiato da un esercito numeroso e immensamente armato, sebbene con un importante gap tecnologico.

La possibilità di una guerra contro la Corea del Nord paventata dal Gen. Noller non è una posizione isolata tra le élite statunitensi. Se Mattis e Dunford spingono per una soluzione diplomatica, sono in tanti al Pentagono a reputare che Kim Jong Un sia riportabile a più miti consigli solo con una strategia di pressione che preveda la minaccia di una sanguinosa guerra, alle prove di forza si risponde con forza insomma.

Trump si muove tra queste due teorie, tra interviste in cui dichiara la disponibilità a incontrare e discutere con l’omologo nordcoreano e tweet infiammati in cui risponde di avere pulsanti nucleari ben più grandi e funzionanti.

La minaccia di guerra inoltre non rimane isolata alle parole, ma gli USA si stanno addestrando in maniera continuativa, il New York Times ha da poco riportato di importanti simulazioni di invasione in Nevada, dove 119 uomini sono stati paracadutati nella notte, mentre tra un mese circa mille riservisti si eserciteranno nell’organizzazione di centri di mobilitazione atti al trasferimento veloce di forze militari all’estero. Per le Olimpiadi invernali in Corea del Sud inoltre, nella penisola dovrebbero arrivare nuove forze speciali statunitensi.

Gli analisti sono divisi tra l’interpretazione di questi fatti, le esercitazioni possono essere iscritte nella normale routine delle forze armate USA, ma se unite al nuovo afflusso di truppe in Corea non è difficile pensare ad una manovra di pressione psicologica che sottostia alla diplomazia in piena coerenza con la dialettica trumpiana.

In ogni caso gli USA hanno le risorse per prepararsi ad una (nuova) guerra in Corea e non temono di dimostrarlo a parole e nei fatti.

 

di German Carboni

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