Il presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, giovedì ha definito il golpista Temer, l’attuale presidente del Brasile, un sicario dei diritti politici e sociali del popolo brasiliano. Durante una cerimonia pubblica, ripresa dal canale televisivo governativo, il presidente Maduro ha paragonato l’attuale presidente brasiliano alla figura di Pinochet, l’ex dittatore sanguinario del Cile.

Il popolo venezuelano è vicino ai fratelli brasiliani, per Maduro oggi siamo di fronte ad una minaccia imperialista che rimuoverà i diritti sociali e reprimerà ogni forma di contestazione.
Il compito del golpista brasiliano è quello di cancellare tutte le riforme sociali dei governi Lula e Rousseff, e applicare il suo credo sintetizzabile nel suo dogma liberale: «lo Stato deve trasferire al settore privato tutto ciò che è possibile».

Maduro e tutte le forze progressiste dell’America Latina sono sempre stati ipercritici verso il golpe costituzionale e la deriva neoliberale del Brasile di Temer. Una critica seria che è ulteriormente esplosa quando, nei giorni scorsi, al Venezuela è stata tolta la voce dal Mercosur. I tre paesi latino-americani, Argentina, Paraguay, Brasile, definiti “la Triplice Alleanza”, entrambi ora governati dalle destre liberali, soprattutto grazie ai golpe istituzionali, hanno retrocesso il Venezuela come semplice “associato”, il quale si è aggiunto ad altri stati socialisti o progressisti come la Bolivia e il Cile. Non solo, infatti l’operazione Temer nasce anche per destabilizzare i Brics, il gruppo che unisce India, Brasile, Russia, Cina e Sudafrica, un’alleanza che mira a mettere in discussione il pensiero unico a stelle e strisce. Nei giorni scorsi, Nolitpal Basu, segretario dell’Organizzazione per la Pace e la Solidarietà dell’India, ha ricordato che ora i «BRICS hanno due paesi (Brasile e India) governati da neoliberisti, che non stanno certo perdendo tempo e, attraverso il sabotaggio delle iniziative assunte in passato dal gruppo, agiscono a favore dell’imperialismo statunitense».

Tutto facile per Temer? No, il golpe costituzionale brasiliano sta riscontrando resistenze anche al suo interno, tanto che l’agitazione politica sta portando a possibili elezioni presidenziali anticipate, si parla del 2017, dove secondo i sondaggi, il socialista Lula gode di maggior consenso, mentre la popolarità di Temer resta ai minimi termini.

A pochi mesi da quel 31 agosto 2016, che portò al colpo di stato contro Dilma Rousseff, un gruppo di legislatori, giuristi e rappresentanti dei movimenti sociali brasiliani, ha consegnato giovedì una richiesta di impeachment contro il presidente Temer, il quale è accusato del reato di responsabilità che ha portato alla destituzione del ministro della Segreteria di Governo, Geddel Viera. E’ difficile ipotizzare un esito positivo, ma è l’ennesima dimostrazione della resistenza, su tutti i fronti, dei movimenti sociali che stanno lottando per difendere la democrazia brasiliana e per rigettare le nuove politiche neo-liberiste.

Un scontro duro in cui il Venezuela non è solo spettatore, perché quello che sta succedendo in Brasile non è un golpe locale, ma vuole colpire tutti i popoli progressisti del Sud America, il nuovo piano Condor tante volte citato dal presidente dell’Ecuador, Correa. Per il 17 dicembre, in Venezuela, è convocata una mobilitazione popolare per esibire tutta la forza politica della Rivoluzione Bolivariana per ribadire che l’America latina rigetta il capitalismo e le privatizzazioni e lotterà ora e sempre per garantire la sopravvivenza della patria e del socialismo.

Di Andrea Salutari

Commenti