È da anni che molti sostengono che la CIA e il Mossad, soprattutto, siano tra le agenzie più capaci a raggiungere obiettivi illeciti tra cui le cd. false bandiere, terrorismo e assassinii politici. Certamente sono teorie che vengono ricomprese nel campo della dietrologia e del complottismo; solo che a volte i complotti si rivelano veri, come spiega l’israeliano Ronnen Bergman in “‘Rise and Kill First: The secret history of Israel’s targeted killings”, nel quale descrive diversi piani israeliani tra cui quelli di omicidio ai danni dell’ex presidente dell’OLP, Yasser Arafat.

Se le informazioni, raccolte persuadendo molti componenti, fossero vere, sarebbe il primo libro completo a descrivere gli omicidi su commissione di Stato. Vi si legge un estratto in cui Ariel Sharon, al tempo ministro, ordinò all’esercito israeliano di sparare su un aereo pieno di civili innocenti, nella supposizione che tra loro ci fosse anche Arafat: sull’aereo c’erano bambini vittime di un attentato, Tsomet e Caesarea, le due unità coinvolte del Mossad, avevano predisposto tutto, ma alla fine scoprirono che sull’aereo non cera lui, bensì il fratello.

Israele è dal secondo dopo guerra che sta usando l’omicidio politico più di tutti gli altri Paesi occidentali, spesso mettendo anche a rischio innocenti, tendenza che gli israeliani sembrano adottare per coprire i loro assassinii. Una volta si sono pure ispirati al film The manchurian candidate, cercando di sfruttare un ricercato palestinese per i loro scopi, falliti perché questo andò a costituirsi spiegando tutto alla polizia. Un’altra volta piazzarono bombe in uno stadio durante una celebrazione dei leader OLP, piano dettagliato che prevedeva bombe dentro e all’uscita per uccidere i fuggitivi, poi fatta cancellare dal ministro della difesa che si era reso conto che avrebbero scatenato una reazione internazionale durissima. Ancora, tra i tentativi falliti, nell’82 pianificarono l’assassinio di alcuni giornalisti israeliani che volevano intervistare Arafat. Insomma, è stato salvato, come dice il comandante Uzi Dayan “dalla sua interminabile buona fortuna, e da me”.

Anche contro gli iraniani hanno eseguito numerosi colpi, in particolare gli scienziati, il cui assassinio è stato ben più conveniente della guerra diretta; dai droni armati, ai telefoni che esplodono, bombe a controllo remoto ai dentifrici avvelenati: 2.700 operazioni in 70 anni. Ma contro l’Iran uno dei testimoni, l’ex capo Meir Dagan, in combutta con Benjamin Nethanyau, sosteneva di aver provato delle strategie per alimentare il conflitto, tra cui la vendita di parti mancanti ai loro reattori nucleari. Anche i presidenti Usa, Bush Jr e Obama si sarebbero avvalsi di tecniche simili. Il Mossad avrebbe pure interferito nel suo stesso lavoro e cercato di distruggerlo.

Per tutte le altre spiegazioni probabilmente dovremo attendere il secondo volume.

 

di Giulio Sibona

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