“In amore e guerra, tutto è lecito”, dice il proverbio. E si sa, le elezioni sono un po’ come una guerra, dove, a costo di scadere nel ridicolo, si tenta perennemente di mettere in imbarazzo l’avversario (anche per mancanza di veri e propri contenuti politici). Le diatribe elettorali, spesso carenti da qualunque punto di vista, a volte riservano delle sorprese. E infatti, Pietro Grasso, pur mantenendosi su questa linea, porta alla luce un evento che fa decisamente sorridere e pensare al tempo stesso: alcuni senatori del PD, alla commissione per l’agricoltura, hanno presentato un emendamento per ridurre drasticamente l’IVA sulle ostriche. Tutto questo è avvenuto all’incirca un mese fa, a cavallo tra il 2017 e il 2018.

Ebbene, il prelibato frutto di mare, da sempre associato alle corti nobiliari europee, avrebbero acquisito un nuovo “status” commerciale, che le avrebbe portate allo stesso livello di aringhe e cozze. L’emendamento non passò (con buona pace dei moderni “mangiatori di ostriche”), ma è indubbio che simili eventi contribuiscano a rendere un’idea lampante del livello politico (ma, per forza di cose, anche morale e culturale) a cui si è abbassata la nostra classe dirigente. Se senatori della cosiddetta “sinistra”, facenti parte del partito sorto dalle ceneri degli eredi del PCI, smettono di trattare delle esigenze della popolazione, e cominciano a occuparsi di cibi di lusso, vuol dire che qualcosa è definitivamente morto. E chi continua a sostenere “ideologicamente” quest’area politica (ma il discorso potrebbe ampliarsi anche alla destra, gli esempi non mancano di certo), sprecando di fatto tempo e fatica, dovrebbe farsi un paio di domande.

di Giuseppe Cammarano

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