Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, si starebbe preparando a firmare un ordine esecutivo che permetterà di tenere aperto il carcere militare di Guantanamo, agendo così esattamente all’opposto dell’amministrazione Obama.

Lo ha riferito giovedì Politico, che ha avuto accesso al progetto di decreto del Dipartimento di Stato, che ha optato per una direzione contraria a quella dell’amministrazione Obama, che aveva esortato a chiudere la prigione “il più presto possibile”. A fine dicembre 2016, nonostante il rifiuto del Congresso degli Stati Uniti, per finanziare la chiusura della prigione nel 2017, Obama era riuscito a trasferire i prigionieri da Guantánamo a paesi terzi. Attualmente ci sono 41 detenuti. Invece, l’ordine esecutivo scelto dal Presidente Trump rovescia la politica dell’amministrazione Obama. Già in precedenti occasioni l’attuale capo della Casa Bianca si era espresso contro la possibilità di chiudere o liberare persone dalla prigione, situata illegalmente a Cuba. I media americani assicurano che Trump annuncerà il prossimo martedì la firma di questo decreto, che va a scapito di molteplici proteste e denunce di violazioni dei diritti umani  avvenute negli anni nel penitenziario. La prigione detiene, secondo diversi attivisti, solo uomini e ragazzi musulmani, molti rinchiusi senza accusa né processo. Guantánamo è una sorta di “monumento all’illegalità e alla crudeltà degli Stati Uniti dopo l’11 settembre 2001″, cancellando i diritti civili e le libertà con la pretesa di difendere il paese da coloro che “lo odiano”. Da quando è aperto, attivisti, avvocati e altri non hanno mai dimenticato Guantanamo e le persone imprigionate lì. Con 41 detenuti rimasti, c’è un nuovo sforzo per mettere in discussione la loro detenzione continua. Donald Trump aveva dichiarato che mai nessun detenuto sarebbe stato trasferito da Guantanamo, in campagna elettorale, ma sinora, almeno cinque persone hanno ricevuto l’approvazione per il trasferimento, un segnale che il governo stesso non li consideri una minaccia. La maggior parte di loro, va ribadito, è internata senza accusa. E l’argomento fondamentale, secondo la costituzione americana e secondo il diritto internazionale, è che la loro detenzione è indefinita e perpetua, pertanto illegale. Non è permesso dalla clausola del “giusto processo” della costituzione, e non è permesso dalle leggi della guerra.

La richiesta di base alla Corte da parte degli attivisti è di concedere le loro petizioni e ordinare il rilascio, facendo intendere che queste detenzioni sono illegali. Il governo ha la possibilità di continuare a detenerli, in presenza di prove credibili, imbastendo un serio ed equo processo civile, ma non nelle commissioni militari.  Gli uffici che erano stati istituiti sotto l’amministrazione Obama, per lavorare in sinergia con i governi stranieri e negoziare il rimpatrio dei detenuti, così come il loro re insediamento, sono stati chiusi, o sono privi di qualsiasi capacità o autorità per negoziare trasferimenti. Ci sono queste revisioni del governo che, ancora una volta, sono state istituite sotto l’amministrazione Obama, che ha esaminato i singoli detenuti e ne ha approvato alcuni per il trasferimento. Il tutto avviene formalmente, ma non nella sostanza.

Newsweek ha pubblicato un articolo con protagonista Sharqawi Al Hajj, in cui chiede chiaramente: “Morirò qui?” Il New York Times ha invece proposto un editoriale che ha definito questa sfida legale “il più forte test dell’impegno americano nei confronti dei suoi principi fondanti più importanti: la garanzia del giusto processo e il diritto all’habeas corpus” (1).

Guantánamo al momento rappresenta una delle manifestazioni più evidenti ed estreme di torture e di pena degli Stati Uniti, l’eccesso di come vengono puniti: le minoranze, i neri, i musulmani, gli stranieri.

 

(1) Nel diritto anglosassone, il principio che tutela l’inviolabilità personale, e il conseguente diritto dell’arrestato di conoscere la causa del suo arresto e di vederla convalidata da una decisione del magistrato.

 

di Valentino Quintana

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