Il 17 gennaio di quest’anno il governo italiano ha annunciato la decisione una missione di supporto militare in Niger: una media di 250 soldati in rotazione, mezzi terrestri e aerei, al costo di quasi 50 milioni €. Tuttavia non ha informato i diretti interessati che hanno anzi scoperto della decisione dall’agenzia di stampa Afp. L’emittente Radio France Internationale riporta che la reazione del governo di Niamey è stata piuttosto  dura: si sono detti sorpresi della decisione, infatti “non siamo stati né consultati né informati” e hanno già informato il governo italiano di non essere d’accordo.

Il ministro degli esteri italiano, Angelino Alfano aveva incontrato dal 3 al 5 gennaio i vertici nigeriani, inaugurando l’ambasciata italiana nel paese africano; solo che poi è arrivata la decisione italiana in funzione di sicurezza e di sostegno della polizia locale. Tra Italia e Niger esiste già un dialogo in materia di sicurezza e coordinamento tecnico, ma loro ricevono già il supporto americano e francese, e questo intervento non era negli accordi né tanto meno era necessario.

Nel tour africano il ministro degli esteri ha affermato che una priorità del governo di quest’anno saranno proprio i paesi subsahariani. L’Italia infatti è già fortemente impegnata in Africa: dalla Libia, alla Tunisia, alla Repubblica Centrafricana, ma adesso ha deciso di impiegare il 40% dei fondi per l’Africa proprio in Niger. La ragione è che si tratta di uno dei 5 paesi dello Sahel che, assieme a Burkina Faso, Mauritiana, Mali e Ciad, ha maggiormente contribuito al contrasto del terrorismo jihadista che da anni colpisce la zona; oltre all’Italia anche l’UE ha fornito finanziamenti, assieme a USA, Francia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi.

di Giulio Sibona

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