Almeno la metà delle basi militari americane nel mondo sono sotto attacco. Le forze che stanno danneggiando l’imponente apparato bellico statunitense non sono bombardamenti nordcoreani, commando di terroristi islamici o fantomatiche spie russe, bensì le semplici forze della natura. La siccità, il vento e le inondazioni hanno danneggiato oltre 1700 siti militari statunitensi in tutto il mondo.

L’amministrazione Trump è responsabile dell’ uscita degli USA dall’accordo di Parigi ed è ironico che proprio le condizioni meteo estreme connesse al cambiamento climatico stiano ledendo la forza offensiva americana in un momento di estrema tensione internazionale come quello che stiamo vivendo oggi, in cui la geopolitica non persegue la pace .

L’indagine del pentagono ha stabilito che i siti più danneggiati sono le basi aeree, assieme ai sistemi idrici ed energetici, che richiedono una manutenzione costante. Secondo il Dipartimento della Difesa l’impatto del riscaldamento globale influenzerà indubbiamente l’ambiente in cui opereranno le truppe di Washington, ma il suo costo è inaccettabile se mette in pericolo le basi più importanti.

Le implicazioni militari legate al cambiamento climatico stanno interessando l’establishment, questo potrebbe portare a una rinegoziazione dell’accordo di Parigi. La difesa dell’ecosistema terrestre può diventare veramente efficace se è direttamente collegato alla sicurezza nazionale e al risparmio di miliardi di dollari.

 

di Ivan Pavani

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