La censura è un argomento difficile da trattare eppure a volte può passare inosservata, come in Perù, dove il giornalista Rafael Poleo ha definito il ministro venezuelano Jorge Rodriguez l””uomo più colto” della rivoluzione bolivariana e questo ha causato l’interruzione anticipata della trasmissione.

Dopo che l’ospite ha espresso la sua opinione il giornalista Jaime Bayly, che lo intervistava, lo ha accusato di chavismo e di difendere una dittatura: la situazione è precipitata rapidamente con le contro battute del conduttore che hanno spazientito Poleo; questo allora ha ribadito con forza il suo diritto a parlare (“zitto e lasciami parlare”) e il conduttore per ripicca ha mandato la pubblicità.

Il Perù in effetti è piuttosto attivo contro il Venezuela e il bolivarismo, ma qui sembra una guerra mediatica nella quale non si può nemmeno sostenere obiettivamente la dote intellettuale di chicchessia. Un apprezzamento personale provoca una reazione isterica nei media, quindi l’argomento sulla rivoluzione bolivariana può essere trattato solo in modo negativo. E i discorsi sulla libertà di stampa venezuelana? Solo lì valgono le critiche?

 

di Giulio Sibona

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