I nazionalisti polacchi e i golpisti di Kiev sono uniti da un comune linguaggio: quello filonazista e russofobico.

Il nuovo premier polacco Mateusz Morawiecki ha affermato i giorni scorsi che  Mosca si starebbe preparando ad attaccare l’Ucraina, e ciò sarebbe un pericolo per la Polonia. Ha poi aggiunto che il progetto North stream-2, un gasdotto che permetterebbe di trasportare il gas dalla Russia in Europa, è una mossa più politica che economica.

Intanto, l’Istituto per la memoria nazionale polacca guidato da Jaroslav Sharek, ha pubblicato in rete un primo elenco di quasi dieci mila nomi di addetti ai campi di sterminio nazisti in Polonia. La decomunistizzazione diventa la bandiera dei nazionalisti polacchi, ma anche di quelli ucraini. Come affermato dallo stesso Sharek, Polonia e Ucraina possono essere unite dai nomi di altri uomini che hanno cambiato la storia, quali Simon Petljura e Marko Bezruczko , “eroi” polacchi contro l’invasione bolscevica di Ucraina e Polonia.

Nel frattempo il senato polacco approva una legge interessante:  fino a tre anni di prigione per coloro che attribuiscono alla nazione o allo stato polacco la corresponsabilità per l’Olocausto oppure negano i crimini compiuti durante la guerra sui polacchi da parte degli nazionalisti ucraini.  

Ucraina e Polonia, due Paesi che continuano a farsi la guerra a distanza ma che sono legate da un sentimento forte.

 

di Dylan Berro

 

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