Scatta la prossima settimana l’operazione biennale Juniper Cobra, consistente in un addestramento statunitense-israeliano sul suolo israeliano. Nulla di così sconcertante, se non fosse che l’addestramento ha un obiettivo ben chiaro: scongiurare un possibile attacco Hezbollah nel Paese e prepararsi a un ipotetico conflitto col vicino Libano. L’esercitazione, infatti, simula una possibile guerra con la terra dei cedri, mettendo in scena un fitto lancio di razzi.

Ancora una volta, il Libano resta col fiato sospeso e può essere travolto da una guerra ingaggiata da Israele contro Hezbollah e contro l’esercito libanese – perché, secondo la dichiarazione rilasciata dal ministro della difesa ministro della Difesa Avigdor Lieberman al Jelusalem Post, non c’è differenza tra l’uno e l’altro. Il ministro, peraltro, ha profetizzato una sconfitta netta del Libano, in caso di una eventuale escalation. Insomma, nessuna cautela nelle parole usate: se il Libano farà qualche passo sbagliato, ne pagherà le conseguenze “pagando il prezzo per intero”. Nessun pensiero nei confronti del povero popolo, martoriato da guerre infinite. Del resto, si sa, Israele vorrebbe sconfiggere Hezbollah perché principale arteria dell’Iran in Libano e, magari, radere al suolo i campi palestinesi nella terra dei cedri, scacciandosi di dosso un’altra preoccupazione. E, infine, essere al tavolo dei vincitori quando si deciderà la spartizione della Siria. Con gli Usa al proprio fianco, Israele ha ben poco da temere.

Peccato, un grande peccato, che il medio oriente – e soprattutto il Libano, che è tornato a crescere, diventando di nuovo un importante hub finanziario, scommettendo come un tempo anche sull’edilizia, sfornando grattacieli interessanti, hotel prestigiosi, porti spettacolari – rimanga scacco di potenze medio-grandi e non è libero di realizzarsi da solo, senza nessuna odiosa influenza esterna.

 

di Dylan Berro

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