Questo è un periodo molto importante per la Turchia. Sotto la guida di Erdogan, il paese a cavallo tra Oriente ed Occidente si è reso protagonista di importanti eventi. A prova di ciò, ci sono la tregua con la Russia, e l’intervento nel cantone curdo di Afrin (e, dunque, la partecipazione attiva nella Guerra in Siria). Ma il Presidente turco, nella sua corsa all’egemonia, ha scelto una via molto particolare: un’intensificazione delle relazioni con la Santa Sede. L’incontro tra i due leader, dunque, è decisamente particolare. Ma prima, bisogna capire un paio di cose: le relazioni tra Ankara e Città del Vaticano, inaugurate solo nel 1960, hanno avuto un andamento decisamente altalenante, nel corso del tempo; varie cause, una su tutte l’intransigenza turca sulla questione armena, hanno infatti messo a rischio il legame stesso. Ma ora la Turchia è a un punto di svolta. Dopo un secolo (dai tempi, cioè, dell’Impero Ottomano), ha finalmente la possibilità di assurgere a guida di due mondi: quello arabo, e quello islamico. Entrambe le velleità (ma in particolar modo la seconda) dovranno superare la prova di Gerusalemme, se vogliono concretizzarsi. La città contesa è ad un passo dalla totale annessione da parte di Tel-Aviv.

Nel contesto di una rinnovata tensione con il mondo arabo ed islamico (senza la partecipazione, tuttavia, delle monarchie del Golfo), la Turchia, insieme all’Iran, è tra i pochi paesi abbastanza potenti ed influenti da poter egemonizzare le proteste e l’indignazione generale, che dopo diverso tempo ancora animano i centri regionali. Un’occasione di tutto rispetto per Erdogan, che tenterà di tutto pur di elevare la Turchia al rango di potenza vera e propria.

La visita turca al Vaticano, dunque, è perfettamente esplicabile in tal senso. Il Presidente turco cerca di assumere, agli occhi di un’opinione pubblica internazionale che più volte lo ha accusato di smanie neo-ottomane e dittatoriali, le vesti dell’uomo di pace, che pone il dialogo tra le varie parti in causa come fondamentale. E cosa, meglio di una collaborazione con la Chiesa Cattolica, può permettere ciò? Ovviamente, non sarà facile: mentre Ankara propone la costituzione di uno stato indipendente avente come capitale proprio Gerusalemme, il Vaticano vorrebbe l’ONU al controllo della città. E non ci si dimentichi dell’islamizzazione della società turca, tenuta sott’occhio dalle autorità ecclesiastiche.

Insomma, il futuro della Turchia è (anche) nelle mani di Erdogan. Nuovi sviluppi saranno, indubbiamente, rivelatori.

di Giuseppe Cammarano

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