Russia e Giappone si stanno avvicinando ormai da tempo. I maggiori giornali se ne sono accorti all’inizio di Settembre quando Abe e Putin si sono incontrati personalmente all’interno della cornice del Forum Economico Orientale a Vladivostok, dove i due hanno concordato sulla necessità di iniziare un nuovo capitolo nei rapporti tra i due Paesi e risolvere finalmente la questione delle isole Curili. In quella stessa occasione Abe, che si era già recato in Russia cinque volte, aveva ricevuto la promessa da parte del Presidente russo di una visita in Giappone per il 15 Dicembre. Tuttavia, alla fine di quello stesso Settembre un nuovo raffreddamento nei rapporti tra i due Paesi sembrava aver rallentato questa distensione e venne annunciato che la visita di Putin sarebbe stata rimandata. La principale agenzia stampa Giapponese, la Kyodo, sostenne che gli Stati Uniti avessero chiesto ad Abe di posporre la visita di Putin, mentre l’emittente americana ABC affermò che il Giappone, ritenendo importante non rompere il fronte delle sanzioni contro Mosca, avrebbe monitorato le relazioni tra Stati Uniti e Russia ed eventualmente organizzato l’accoglienza di Putin per la primavera del prossimo anno.

Qualcosa però è cambiato, la visita di Putin è stata confermata non per la primavera del 2018, ma per gli ormai vicini 15 e 16 Dicembre.

Gli esperti dell’Istituto per gli studi dell’estremo oriente dell’Accademia Russa delle Scienze hanno affermato che non si parlerà della disputa territoriale sulle isole Curili, che sin dalla fine della seconda guerra mondiale costituisce l’ostacolo principale alla firma di un vero e proprio trattato di pace tra Mosca e Tokyo che concluda ufficialmente le ostilità iniziate nella seconda guerra mondiale. Ma difficilmente questa visita peggiorerà le relazioni tra i due Paesi, anzi, forse un nuovo capitolo potrà davvero essere aperto. Non fa male ricordare che Abe ha addirittura creato un ministero della cooperazione economica con la Russia. Le giustificazioni per un ministero tanto sui generis ci sono tutte. Infatti, le economie dei due Paesi sono complementari, il Paese del Sol Levante è affamato di energia e si ritrova con un nucleare sempre meno popolare dopo l’incidente di Fukushima, mentre la Terza Roma, di fronte ad un Europa ostile e dipendente dalle petromonarchie del Golfo, guarda sempre più ad Oriente per esportare l’enorme produzione dei suoi campi petroliferi e i bacini di gas naturale. Inoltre Giapponesi sanno bene di non essere in grado di bilanciare la Cina da soli, né di poter proseguire su una strada di puro confronto nelle dispute con Pechino o con la Corea del Nord, in un momento in cui le relazioni con Seoul sono in progressiva discesa. Una piattaforma di collaborazione inclusiva e multipolare è l’unico modo per poter salvaguardare gli interessi giapponesi nella regione senza creare uno spazio che permetta un’eccessiva interferenza statunitense, che sì potrebbe contenere la Cina, ma al contempo ridurrebbe gli spazi di manovra a disposizione di Tokyo, ossia la sua capacità di perseguire le proprie priorità, a prescindere dai diktat di Washington, come appunto quello di fine settembre circa la visita di Putin. A tal proposito si potrebbe anche teorizzare che Abe abbia rispettato la richiesta americana e che l’elezione di Trump alla Casa Bianca, le sue nomine, come Flynn nel posto di consigliere del Presidente per gli affari di sicurezza nazionale, siano stati elementi decisivi nel lasciare intendere un nuovo corso delle relazioni tra occidente e Russia in grado di portare alla scelta di tornare alla data originale per la visita di Putin. Ciò potrebbe essere un piccolo anticipo di quella che sarà la nuova modalità con cui i rapporti internazionali e i conflitti regionali verranno affrontati all’interno di un nuovo approccio multipolare ed inclusivo. Che lo sia o meno, l’arrivo di Putin in Giappone sarà un momento storico ed indicativo, per le relazioni tra i due Paesi e non solo.
Difatti Abe ci sta suggerendo che nell’economia globalizzata, nella corsa alle risorse energetiche che sta caratterizzando questi ultimi decenni, la Russia ha un ruolo primario da giocare nel garantire stabilità e sicurezza, che la guerra fredda è finita ed è ora di cooperare in campo economico e politico, di bilanciare il rapporto di forze a favore di tutti gli attori e rimediare ai danni inflitti dall’ordine unipolare.

Questa è la lezione che l’Europa deve cogliere al più presto. La sua crisi economica, la sua dipendenza dalle petromonarchie non si risolveranno senza l’apporto del gigantesco e complementare mercato russo. Allo stesso modo la questione Ucraina e le profonde spaccature che stanno gettando il Paese in uno stato di guerra perpetua, non si risolveranno con le sanzioni, con una nuova guerra fredda promossa dei neocon a Washington, ma includendo la Russia in un percorso ed un progetto comune. Ora tocca Paesi Europei ed all’Italia mettere da parte i diktat impliciti ed espliciti e finire finalmente quella guerra fredda che ha fin troppi nostalgici.

Di German Carboni

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