«È spiacevole che i paesi occidentali, quelli che si vantano della loro preoccupazione per i diritti umani e la situazione umanitaria ad Aleppo e in Siria, in realtà continuino a sostenere i radicali e gli estremisti» , così ha affermato il ministro degli Esteri russo Serjei Lavrov in conferenza stampa, al termine del recente incontro con il segretario del Consiglio dei Ministri d’Europa Thorbjorn Jagland.

L’inasprimento delle sue dichiarazioni non riguarda solamente il bombardamento avvenuto a Tariq al-Bab giorni prima; gesto costato la vita di un colonnello ed un medico, condannato anche dalle Nazioni Unite ed imputabile ai ribelli siriani secondo il Ministero della Difesa russo, che ha accusato senza giri di parole Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna ed altri paesi simpatizzanti di aver fornito loro la posizione dell’ospedale mobile russo.

Ha infatti proseguito dichiarando: «Le osservazioni che abbiamo ascoltato alle Nazioni Unite e le iniziative guidate da questa organizzazione affermano che l’Alto Comitato per le Negoziazioni è l’unico rappresentante legittimo dell’opposizione Siriana. Comunque, questo comitato rifiuta di agire secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite riguardo la ricerca di accordi mutualmente accettabili con il governo Siriano. Questo metodo atto a fomentare i radicali che vogliono commettere altri crimini è la nostra più grande preoccupazione […] se queste persone sono seriamente preoccupate per la situazione umanitaria in Siria, in tal caso dovrebbero, scusate il tono, smetterla di farneticare e mandare gli aiuti umanitari come fa la Russia».

In seguito alla formazione di una coalizione filogovernativa, in opposizione ai vari nuclei ribelli operanti nella guerra civile, l’attenzione dei sostenitori di quest’ultimi si è spostata sugli effetti collaterali prodotti dalle massicce campagne aeree condotte nei cieli della Siria.

Fonti inglesi hanno denunciato che dall’inizio della campagna a Febbraio 2016 sono stati condotti circa 60 raid aerei al giorno, più di 9000 in 5 mesi e mezzo, favorendo l’avanzata dell’esercito Siriano e aiutandolo a conquistare 400 città e 10.000 chilometri quadrati di territorio.

Un successo indiscutibile dal punto di vista militare, come non ha mancato di commentare anche il capo dell’intelligence americana, ma che ha procurato ingenti danni collaterali a spese dei residenti delle zone bersagliate.

Non sono mancate accuse da entrambe le parti. Amnesty International, lo Human Rights Watch e il famoso Osservatorio Siriano dei Diritti Umani (con sede Londra e diretto solamente dall’intraprendente Rami Abdulrahman, ma considerato dai media occidentali come fonte d’informazione d’eccellenza) hanno accusato la coalizione filogovernativa di aver impiegato armi non convenzionali come il fosforo bianco e di aver bersagliato intenzionalmente scuole, ospedali, abitazioni ed i civili stessi «come non accadeva da decenni», oltre che un deliberato secondo attacco per colpire anche gli eventuali soccorritori accorsi ed il maltrattamento di civili ad opera dei soldati russi e siriani.

La coalizione filogovernativa vuole invece riportare all’attenzione il fatto che quasi tutti i nuclei ribelli operativi, primo su tutti il famoso Esercito Siriano Libero, siano di matrice salafista e collaborino attivamente con al-Nusra e lo Stato Islamico. Fu lo stesso Lavrov a chiedere informazioni sulla struttura interna del gruppo ed i suoi rappresentanti a John Kerry, ma non ricevette alcuna risposta.

Di casi analoghi se ne potrebbero citare a dozzine, ma forse la prova più schiacciante, che a distanza di 4 anni continua ad incarnare perfettamente tutto ciò che rappresenta l’opposizione al governo di Assad (governo che, ricordiamo, gode ancora il sostegno dell’opposizione parlamentare ed i cui rappresentanti, dal primo all’ultimo, sono considerati ospiti non graditi in molti paesi occidentali) resta sempre il famoso video trasmesso da Fox News 4 anni fa, dove possiamo assistere ad un raccapricciante scenario: un soldato dell’Esercito Libero Siriano a torso nudo, intento a strappare dal petto il cuore di un soldato Siriano ed in seguito a mangiarlo.

«Sono queste le persone che stiamo addestrando?» commentò il giornalista di Fox News in quell’occasione. Parole su cui chiunque abbia da dire sulla guerra civile in Siria, dovrebbe sempre interrogarsi.

Collaborazionismo e responsabilità a parte, ammesso che di responsabilità si possa parlare in un teatro di guerra oscurato dai media di entrambe le fazioni, la priorità va data alle centinaia di migliaia di civili ancora intrappolati nelle sacche controllate dai ribelli. La situazione ad Aleppo, che seppur liberata al 90% dalla coalizione filogovernativa, è grave a tal punto che i feriti vengono medicati senza anestetici, stando a quanto affermano le forze sul territorio delle Nazioni Unite.

Occorre l’istituzione di una tregua rispettata da entrambi gli schieramenti e che garantisca la possibilità di creare nuovi corridoi umanitari, ed è proprio di questo che discuteranno Lavrov e Kerry il 10 Dicembre a Ginevra, in un atteso confronto che si spera risolva le questioni deviate finora in altre sedi.

Lavrov ha puntualizzato che sarà necessario discutere delle scadenze circa la data di ritirata di tutti i ribelli, senza alcuna eccezione, ancora presenti nelle sacche della zona est di Aleppo.

L’ultima cosa che la coalizione filogovernativa vuole è regalare tempo prezioso ai ribelli per rinforzare i forti e rifornire gli armamenti, proprio ora che manca così poco alla liberazione della città.

Nella speranza che l’incontro si riveli risolutivo, almeno più di quello avvenuto in Germania giorni fa e durato letteralmente 10 minuti, Mosca ha tempo fino a gennaio prima di concludere la sua partita con il governo Obama ed aprire quella più grossa con quello di Donald Trump che, nonostante le felicitanti corrispondenze avvenute tra lui e Putin, non sembra essere intenzionato ad abbandonare completamente i progetti egemonici delle precedenti amministrazioni.

Di Federico Conti

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